Rigoletto

La lettura di Le roi s’amuse di Victor Hugo colpisce Verdi, ” bel dramma con posizioni stupende “. Si desta l’ispirazione, nasce l’opera.
Per motivi di censura l’azione si sposta dalla corte di Francia a quella di Mantova, il Triboulet di Hugo diventa Rigoletto, e anche il nome dell’opera.
La prima rappresentazione avviene l’11 marzo del 1851 al Teatro la Fenice di Venezia.
Con Trovatore e Traviata, del 1853, compone quella triade di opere verdiane comunemente nota come “trilogia popolare”.

“L’equilibrio quasi ovunque perfetto tra musica e dramma è raggiunto, lo stato di grazia concesso nel Rigoletto (1851). Il padre di Gilda è la prima creatura viva di Verdi, realizzata interamente e schiettamente, senza artifici di sorta, come per esempio Macbeth che viveva più che altro per il contrasto della sua pusillanimità con la fredda ferocia della moglie.”

“Per generale consenso, il Rigoletto è l’opera con la quale inizia la piena maturità di Verdi, l’opera nella quale egli realizza appieno per la prima volta una concezione drammatico-musicale ben sua, in una parola l’opera in cui lo stile verdiano […] manifesta tutte le sue reali possibilità, le sue caratteristiche più autentiche.”

Leggendo i commenti di Massimo Mila e Pierluigi Petrobelli si capisce che Rigoletto è l’opera della svolta. Sono finiti gli anni di galera, gli anni delle opere su commissione dopo il successo di Nabucco, undici opere dal 1843 al 1849. Rigoletto certifica novità importanti nella musica lirica, realizza in modo pieno, completo e consapevole il superamento dell’opera come insieme di forme chiuse; “ho ideato Rigoletto quasi senz’arie finali, con una sfilza interminabile di Duetti perché così ero convinto” scrive Verdi a Carlo Borsi.
L’ispirazione musicale domina il dramma dall’inizio alla fine, senza cedimenti o cadute, il maestro realizza forse per la prima volta in modo così riuscito la sua idea musicale; aveva scritto a Du Locle, impresario e librettista francese, “se l’opera è di getto l’idea è una”.

Un ascolto: la ballata “questa o quella”
La ballata “questa o quella” in forma di canzone presenta il carattere del tenore, il Duca di Mantova, che è un carattere leggero, libertino, di un potente signore che provoca le preoccupazione di Rigoletto e la passione di sua figlia Gilda. Deve essere eseguita con eleganza come precisa lo stesso Verdi e cantata con canto sciolto, con una pronuncia leggera di chi sta conversando con una cortigiano, esprimendo la sicurezza di chi non conosce sfortuna e sa volgere a suo favore ogni situazione. Anche gli acuti devono essere discorsivi e non sparati al massimo volume. Così come è importante rispettare le sottigliezze escogitate da Verdi per rendere le melodia frizzante e maliziosa, come ad esempio marcare pause in alcuni versi, per esempio for/se un’altra e se/mi punge.
Per fortuna nelle esecuzioni più recenti non si pratica più la cadenza finale, non prevista, del verso se mi punge, per la quale un aneddoto popolare prevedeva la puntura di una vespa, che troncava il ritmo di un brano che si innesta direttamente nel minuetto successivo.

Interessante l’esecuzione in russo del tenore Ivan Kozlovsky.

***

Quando ero bambino mio nonno ascoltava l’opera; mio padre ascoltava l’opera.
Io mi  annoiavo.
A un certo momento da ragazzo la “conversione”: mi sono appassionato.
Ascoltavo i dischi, cioè gli LP, che c’erano nella libreria. In particolare ho ascoltato infinite volte un’edizione di Rigoletto del 1954 con Mario Del Monaco, diretta da Alberto Erede. Per me Rigoletto era quello dell’edizione 1954. L’ho ascoltata così tanto che potevo cantare (si fa per dire) a memoria le parti di tutti i personaggi dall’inizio alla fine.
Quando finalmente ho ascoltato un’altra edizione sono rimasto esterrefatto. Mi sembrava un’opera diversa; diversi tempi, diversi colori musicali; diversi accenti.
Ho avuto di che riflettere.
Ora ho tredici edizioni in CD, e se devo eleggerne una tra le altre la mia scelta ricade su quella del 1964 diretta da Rafael Kubelik.
Rigoletto è la mia opera preferita.

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