Die Zauberflöte

Ich bin der Welt abhanden gekommen

 

 

 

 

 

 

Mozart scrive alla moglie il 7 ottobre 1791: “Vengo or ora dall’opera; c’era il pieno come al solito. Il duetto Mann und Weib ecc. e il pezzo dei campanelli nel primo atto sono stati, come sempre, bissati e così anche il terzetto dei fanciulli nel secondo. Ciò che però più di tutto mi fa piacere è l’applauso silenzioso; si vede ogni giorno di più come quest’opera sale.”

Qualche giorno prima, venerdì 30 settembre 1791,  Mozart in persona aveva diretto la prima rappresentazione dell’opera die Zauberflöte, il Flauto Magico, messa in scena dalla compagnia di Schikaneder, che è anche l’autore del libretto, nel teatro popolare Auf der Wieden.

Dopo i capolavori italiani,  Le nozze di Figaro (1786), Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790), su libretto di Lorenzo Da Ponte, Mozart passa alla lingua tedesca per quella che sarà la sua ultima opera. Dopo aver “sollevato l’opera comica settecentesca alla piena dignità della commedia, nel segno di un realismo psicologico miracolosamente attuato in seno alle strutture musicali” Mozart si getta in ciò che sembra una fiaba per bambini dove il fantastico si sostituisce al realismo. Mozart affronta il genere dello Zauberstück, della commedia meravigliosa e fantastica, in voga nella Vienna del periodo. Ne esce un capolavoro assoluto.

Ci sono comportamenti e scelte nel corso del 1791, che è anche l’ultimo anno di vita di Mozart, che aiutano a capire la genesi di un’opera come il Flauto Magico.

L’ultima sinfonia la K 551 Jupiter risale al 1788; il 5 gennaio 1791 completa l’ultimo dei Concerti per pianoforte;  ancora nei primi mesi del 1791 poche altre composizioni nella “grande forma” da cui prende progressivamente congedo. Incalzato dalla miseria compone molto altro, danze e motivi vari,  per far divertire l’aristocrazia e la borghesia viennese. Fa una certo effetto pensare ad alcuni capolavori scritti per un orologio meccanico, per un rullo d’organo o per l’esibizione di una virtuosa che suonava bicchieri diversamente intonati con la punta delle dita.

“Insomma è come se nel progressivo sfaldamento e abbandono della grande forma, la musica di Mozart si ponesse sulle vie dell’Assoluto, lontano dalle ambizioni dell’Arte. Non importa più niente a Mozart, di affermare la propria maestria sinfonica o sonatistica, o di brillare nella forma del Concerto. […] Ecco perché Mozart era ormai maturo per accettare di musicare, non già un’opera vera e propria per il teatro di corte, bensì un Singspiel fantastico e puerile per l’Auf der Wieden, il teatro di periferia, […] è come se Mozart si fosse straniato dal mondo, e dall’arte di questo mondo, secondo la bella espressione d’un corale luterano: Ich bin der Welt abhanden gekommen (Mi sono tirato da parte dal mondo)”.

Der Hölle Rache

L’opera è piena di simbolismi e riferimenti, si pensi alla massoneria, e con momenti musicali memorabili. C’è anche un sorprendente capovolgimento delle aspettative di chi ascolta relativo ai personaggi della Regina della Notte e di Sarastro. Noto e difficile il brano Der Hölle Rache cantato dalla Regina della Notte:

***

A Santa Margherita Ligure all’inizio della via per San Lorenzo c’è un giardino per bambini molto gradevole. Si chiama parco del Flauto Magico con i giochi ideati e disegnati da Emanuele Luzzati.

Ci andavo spesso con le mie figlie quando erano piccole.

 

 

 

 

 

 

 

 

Le citazioni sono da:
– Massimo Mila, Lettura del Flauto Magico, Einaudi;
– Herman Abert, Mozart, Est.

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2 Responses to Die Zauberflöte

  1. E. ha detto:

    Che dire, una delle mie opere preferite e forse l’aria che più mi colpisce di tutta la lirica.

  2. theallamente ha detto:

    notissimo brano… (e magico, appunto)

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