Ad ogni autunno finiva l’estate…

Mio vecchio amico di giorni e pensieri,
da quanto tempo che ci conosciamo,
venticinque anni sono tanti e diciamo,
un po’ retorici, che sembra ieri.

Invece io so che è diverso e tu sai
quello che il tempo ci ha preso e ci ha dato,
io appena giovane sono invecchiato,
tu forse giovane non sei stato mai.

Ma d’illusioni non ne abbiamo avute,
o forse sì, ma nemmeno ricordo,
tutte parole che si son perdute
con la realtà incontrata ogni giorno.

Chi glielo dice a chi è giovane adesso
di quante volte si possa sbagliare
fino al disgusto di ricominciare
perché ogni volta è poi sempre lo stesso.

Eppure il mondo continua e va avanti
con noi o senza e ogni cosa si crea
su ciò che muore e ogni nuova idea
su vecchie idee e ogni gioia sui pianti.

Ma più che triste, ora, è buffo pensare
a tutti i giorni che abbiamo sprecati,
a tutti gli attimi lasciati andare,
ai miti belli delle nostre estati.

Dopo l’inverno e l’angoscia in città,
quei lunghi mesi sdraiati davanti,
liberazione del fiume e dei monti
e linfa aspra della nostra età.

Quei giorni spesi a parlare di niente,
sdraiati al sole inseguendo la vita,
come l’avessimo sempre capita,
come qualcosa capito per sempre.

Il mio Leopardi, le tue teologie,
esiste Dio? Le risate più pazze,
le sbornie assurde, le mie fantasie,
le mie avventure in città con ragazze.

Poi quell’amore alla fine reale
fra le canzoni di moda e le danze
“E’ in gamba sai? Legge Edgar Lee Masters…”
Mi ha detto no, non dovrei mai pensare.

Le sigarette con rabbia fumate,
i blue jeans vecchi e le poche lire,
sembrava che non dovesse finire
ma ad ogni autunno finiva l’estate.

Poi tutto è andato e diciamo siam vecchi,
ma cosa siamo e che senso ha mai questo
nostro cammino di sogni fra specchi,
tu che lavori quando io vado a letto.

Io dico sempre non voglio capire
ma è come un vizio sottile e più penso
più mi ritrovo questo vuoto immenso
e per rimedio soltanto il dormire.

E poi ogni giorno mi torno a svegliare
e resto incredulo, non vorrei alzarmi
ma vivo ancora e son lì ad aspettarmi
le mie domande, il mio niente, il mio male.

Si tratta del testo della Canzone per Piero pubblicata nel 1974 da Francesco Guccini nel denso disco Stanze di vita quotidiana. Nel 2004 è finito come argomento in uno dei temi della maturità con il titolo “L’amicizia, tema di riflessione e motivo di ispirazione poetica nella letteratura e nell’arte”.

***

Situazioni storiche diverse ma attualissime domande sull’esistenza.
Sono sempre convinto che l’importante sia porre le domande; ma a volte il mio scetticismo mi crea qualche difficoltà.

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7 Responses to Ad ogni autunno finiva l’estate…

  1. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Stai diventando più prolifico di me! 🙂 Complimenti

    • giuseppeb ha detto:

      Caro amico, in realtà scrivere i miei pensieri mi costa grande fatica. E poi sono a una distanza abissale da colui che mi ha introdotto a wordpress.
      A presto
      g

  2. pennabianca ha detto:

    Non conoscevo questa canzone. Sai che pensavo fosse un tuo scritto e stavo per dirti…perché non la mandi a Guccini?:-)

    • giuseppeb ha detto:

      Ciao Pennabianca, purtroppo non sono così bravo. E poi è un periodo in cui formulare i miei pensieri con la scrittura mi riesce male e con grande fatica.
      Ho scoperto invece, nei blog che leggo, molti articoli su argomenti per me di grande significato e scritti davvero bene.
      Come i tuoi per esempio.
      g

  3. ombreflessuose ha detto:

    Ciao Giuseppe, conosco poco Guccini, ma ho molto apprezzato
    questo suo “dire”.
    La vita stessa è una Domanda
    Dolce giorno
    Mistral

  4. simphonyblue ha detto:

    nice words,but I don’t know the music.. I’m stuck with “Raf” everytime I think of Italy.. ‘in tutti i miei giorni’..best ever

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