The Waste Land

I. The Burial of the Dead

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade,
And went on in sunlight, into the Hofgarten,
And drank coffee, and talked for an hour.
Bin gar kine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
And when we were children, staying at the archduke’s,
My cousin’s, he took me out on a sled,
And I was frightened. He said, Marie,
Marie, hold on tight. And down we went.
In the mountains, there you feel free.
I read, much of the night, and go south in the winter.

Thomas Stearns Eliot (1888-1965)

Thomas Stearns Eliot (1888-1965)

 

I. La sepoltura dei morti

Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, mescolando
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
L’inverno ci mantenne al caldo, coprì
Con immemore neve la terra, nutrì
Con secchi tuberi una vita misera.
L’estate ci sorprese, giungendo sullo Starnbergersee
Con uno scroscio di pioggia: noi ci fermammo sotto il colonnato,
E proseguimmo alla luce del sole, nel Hofgarten,
E bevemmo caffè, e parlammo un’ora intera.
Bin gar keine Russin, stamm’ aus Litauen, echt deutsch.
E quando eravamo bambini stavamo presso l’arciduca,
Mio cugino, che mi condusse in slitta,
E presi uno spavento. Mi disse, Marie,
Marie, tieniti forte. E ci lanciammo giù.
Fra le montagne, là ci si sente liberi.
Per la gran parte della notte leggo, d’inverno vado nel sud.

***

Questi versi sono solo l’esordio di The Waste Land di Thomas Stearns Eliot (1888-1965) lavoro di una ricchezza inesauribile che bisogna sapere scoprire e riscoprire, lentamente, nel tempo.
Ad ogni ri-lettura rivela novità.
Mi piace molto l’arte del ‘900 che interpreto in generale, e sicuramente in modo semplicistico, come reazione al dissidio interiore e alla sofferenza dell’uomo che ha smarrito i propri confini nella società che si fonda sul capitale e che mercifica ogni cosa.
La terra desolata, ma questo è un mio parere, è la società capitalistica.
Consiglio un’edizione con testo a fronte.

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9 Responses to The Waste Land

  1. crisalide77 ha detto:

    Adoro questo pezzo..
    leggerlo in lingua originale rende ancora di più.

  2. GP ha detto:

    L’ha ribloggato su The Law of News.

  3. adimer passing ha detto:

    Ciao SoG.
    Come sempre attraversi il pensiero con lucida analisi. Io invecce mi perdo in elementari proporzioni puramente emozionali: La terra desolata sta alla letteratura come American Pie sta alle canzoni.
    Si lo so che sto commettendo una specie di sacrilegio, però per tutte e due le opere, una certamente più importante dell’altra, è necessario metterci impegno. E si resta sempre con la certezza di non aver capito parecchie cose.
    Ho incontrato Eliot svariate volte, un po’ come Joyce, e tutte le volte mi sono sembrati così infinitamente più grandi di me. Inarrivabili. Come dei fratelli maggiori, molto più vecchi di te, che hanno fatto la guerra e sono tornati ancora più maturi di quando sono partiti e ti hanno ritrovato come eri, nella tua piccola città, ancora più distante. E poi mi viene in mente Woody Allen, Midnight in Paris, così bello. E poi la canzone dei dodici mesi di Guccini.
    Non mi lancio sull’analisi di una società disperata che arriva da un’inutile guerra, sta per vedere una terrbile depressione, e avrebbe voglia di vivere, ma sta già preparando altri disastri. E non ha finito…. Dovremmo parlarne un pomeriggio intero sotto un’albero, semiseriamente, buttando dentro tutto, soprattutto tu, che sei più lucido e preparato.
    Allora a presto. A proposito di terra desolata, hai visto un albero da qualche parte? E un pomeriggio intero?…..
    Ciao.
    A.

    • giuseppeb ha detto:

      Caro A. dobbiamo parlarne e poi dobbiamo anche riscrive la storia del risorgimento.
      Per Eliot e altri anche io li sento infinitamente più grandi…

      • adimer passing ha detto:

        Ma ho messo l’apostrofo all’albero!!!!!!
        Orrore!!!
        Si, però questo coso distrae. Prima di tutto hai sempre poco tempo. Vuoi scrivere una cosa, poi vuoi cambiare la frase. Correggi, ma non correggi tutto. Poi la pagina non va avanti e non riesci a vedere cosa hai scritto. Ma succede anche a te?
        E poi una volta inviato il messaggio non puoi più ravvederti.
        Vabe’.
        Allora alla prossima.
        Ciao.
        A.

  4. Giulia ha detto:

    Una poesia affascinante! Ne avevo parlato anch’io il primo d’aprile scorso
    http://daszauberbuch.wordpress.com/2013/04/01/aprile-e-il-mese-piu-crudele/
    evidenziando le citazioni dal libretto di Tristan und Isolde nelle strofe successive.

    • giuseppeb ha detto:

      Carissima Giulia mi spiace aver perso alcuni dei tuoi post e questo su Eliot in particolare, Ma è un periodo in cui il tempo che ho a disposizione è veramente poco rispetto agli stimoli che ricevo e alle attività che mi propongo.
      Le cose che scrivi sono sempre così mirabilmente illuminanti.
      Ho ripreso in mano Eliot e ho provato come un senso di gratitudine che ho cercato di esprimere fugaci impressioni personali anche perché di più non riesco.
      A presto

      • Giulia ha detto:

        Anch’io non oso dilungarmi in analisi approfondite: Eliot è un poeta tanto interessante quanto difficile e forse è bene che ognuno lo legga a suo modo, senza basarsi su un’interpretazione “standard” e ricavandone così suggestioni personalissime.
        Capisco davvero molto bene la tua sensazione riguardo alla sproporzione tra ciò che si vorrebbe fare e il tempo a disposizione per farlo…
        A presto!

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