L’espressione del potere

Lavorare per un despota è ignobile.
Joseph Rykwert

Un fenomeno proprio dello scorso secolo, nel periodo tra le due guerre, è lo sviluppo dei sistemi dittatoriali caratterizzato dal disprezzo per l’essere umano.
Ricomincia così il tempo dei monumenti eroici, sacrari di nazionalismo di pietra lavorata: granito e calcare, soprattutto.
I meccanismi dei regimi dittatoriali risultano chiari nei luoghi di culto e nei monumenti. Viene compreso l’effetto prodotto da un imponente fondale architettonico studiato per sedurre le masse.
C’è un forte desiderio di riallacciarsi ai valori tradizionali per incutere un senso di sicurezza e di stabilità.
Il conflitto tra modernità e tradizione, assume una forma particolarmente acuta in Italia, in cui lo “stile littorio” di Marcello Piacentini dai toni classicisti e semplificati e facilmente riproducibili, sfocia in alcuni sfortunati interventi romani.
Un esempio su tutti è, nel 1936, lo sventramento di Via della Conciliazione, opera pienamente ideologica e irrispettosa della concezione urbanistica della città.
Avvenuta a seguito dei Patti Lateranensi per unire Roma allo Stato Vaticano, la via offre un’ampia panoramica su Piazza San Pietro facendo completamente sparire l’effetto sorpresa del colonnato immaginato, progettato e costruito dal Bernini.

borgo.jpg

Veduta su San Pietro prima della demolizione della Spina di Borgo.

Il controllo del regime sulla vita sociale e culturale italiana riguarda naturalmente anche la vita musicale. Per quanto il Ministero della cultura popolare, il MINCULPOP, esercitasse una profonda influenza sulla vita musicale italiana, la sostanziale ignoranza dei vertici politici non impedì un certo dibattito tra una tendenza “modernista” e una tendenza “conservatrice”, tra aspetto “rivoluzionario” e aspetto “tradizionale” del fascismo.
Tra gli innovatori Gianfrancesco Malipiero e Alfredo Casella; tra i conservatori Ildebrando Pizzetti e Ottorino Respighi che nel 1932 firmarono il “Manifesto della musica romantica”.
Ottorino Respighi viveva nella villa “I pini” in via della Camilluccia, ristrutturata dall’architetto Marcello Piacentini.

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3 Responses to L’espressione del potere

  1. attaccarbottone ha detto:

    Ti posso fare una domanda? scusami se forse sembra banale e poi lo confesso non ho letto tutto il blog e quindi magari hai già dato la tua risposta. La domanda è questa: c’è un legame tra la musica e l’architettura? l’altro giorno mi hai stupito con il reticolato creato dai fili e dalle scie degli aerei, Mi sembrava un’immagine che contenesse musica… scusa se sembra una cosa stupida e grazie per il tuo blog è molto interessante..

    • giuseppeb ha detto:

      Ciao Attacarbottone, gli articoli sono scritti a 4 mani con l’amica Nutriarch del blog Arch’ivio. L’idea è stata di affiancare ad argomenti di architettura della prima metà del ‘900 brani musicali a volte organici all’argomento e altre con qualche altro genere di collegamento anche occasionale.
      Ci è piaciuto fare questa ricerca e scoprire argomenti interessanti sia di architettura che di musica.
      In questo articolo puoi leggerne di più.
      Ciao e grazie.

  2. adimer passing ha detto:

    La standardizzazione, la capacità di produzione, la demagogia dell’efficienza, sentirsi i migliori e, alla fine il bisogno di ordine che ne segue, crea generalmente il massimo disordine. La Germania, per esempio, sta commettendo ancora lo stesso errore.
    A.

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