Al servizio della Rivoluzione

Immaginate un mondo completamente diverso.
Non perché lo sia realmente ma perché sogna di poterlo diventare.
Aldo Nove, dall’introduzione Di cento soli arde il tramonto di Vladimir Majakovskij.

Il ripensamento dell’intera tradizione figurativa russa si deve all’architettura del Costruttivismo che riesce ad esprimere le rivoluzionarie trasformazioni politiche successive al 1917 e proprio per questo viene utilizzata dal governo per i suoi fini propagandistici, fino al consolidamento del potere di Stalin.
Nella giovane Unione Sovietica vengono accolte le indicazioni delle esperienze europee più avanzate come la Bauhaus e il De Stijl e viene affrontato il problema della progettazione di nuove tipologie per il proletariato operaio divenuto classe dirigente: case comuni, ritrovi per attività culturali, sedi di giornali, strutture per gli organismi rappresentativi.
Il linguaggio espresso in questi progetti è accentuatamente macchinista, e assume pienamente la dinamica spazio-tempo confrontabile almeno in parte con il Futurismo.
Il progetto architettonico più importante di questi anni viene elaborato da El Lissitzkij insieme all’olandese Mart Stam ed è il Wolkenbügel, la “staffa delle nuvole”.
Il progetto rimasto irrealizzato doveva essere un enorme complesso destinato ad uffici sorretto solo da pochi puntelli che sembrava galleggiare orizzontalmente nello spazio, quasi in assenza di gravità. Quest’opera, forse bizzarra, deve essere intesa come un’antitesi critica sia al grattacielo capitalistico che al potere classico.

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El Lissitzkij, Wolkenbugel, 1923-25.

Altro celebre progetto è il monumento per la Terza Internazionale di Vladimir Tatlin, una sintesi di architettura e scultura. Si sarebbe dovuto presentare come un sistema di tralicci metallici a forma di spirale ascendente al cui interno avrebbero dovuto ruotare, con cadenza diurna, settimanale e annuale, tre solidi platonici destinati ad ospitare differenti istituzioni statali.
Il meccanismo evidenzia la periodicità delle funzioni attraverso il movimento legando lo spazio architettonico alla dimensione temporale, una rappresentazione del nuovo ordine rivoluzionario.

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Vladimir Tatlin, Monumento alla Terza Internazionale, 1919.

L’ampio e ambizioso programma dei lavori utopistici e rivoluzionari dei costruttivisti sovietici, oggetto di accanite discussioni fra gli intellettuali russi viene sostenuto solo da un numero modesto di realizzazioni concrete a causa della situazione politica ancora confusa e soprattutto per le grandi difficoltà tecniche ed economiche dell’Unione Sovietica post-rivoluzionaria.
Anche la musica è al servizio della rivoluzione e condivide con il Costruttivismo l’idea di un’arte che sia al servizio del proletariato e che superi i canoni della rappresentatività borghese.
Numerosi i compositori della giovane Unione Sovietica di questo periodo che si riuniscono agli inizi degli anni Trenta nella Lega dei Compositori Sovietici.
Tra questi uno dei più rappresentativi è Dmitrij Dmitrievič Šostakovič (1906-1975). Nelle sue prime composizioni, dalla Sonata per pianoforte n. 1 del 1926 al celebre Concerto per pianoforte ed orchestra, tromba ed archi del 1933, troviamo un sottile gusto per la parodia rivolto fra l’altro al dileggio dei moduli musicali borghesi, anche esplicitamente richiamati e mimati all’interno di una musica dissacratoria.
Un atteggiamento provocatorio e di pungente polemica verso le formule musicali tradizionali è presente nella musica di Šostakovič, come si può rilevare nei 24 Preludi per pianoforte (1933) o prima ancora nei magistrali Aforismi pure per pianoforte (1927); ma al tempo stesso è sempre presente la ricerca di un linguaggio più complesso e di avanguardia, liberato dai vincoli sintattici della tonalità.
A volte il tributo della musica alla rivoluzione sta anche nei titoli di alcune opere come la Sinfonia n. 2 e la Sinfonia n. 3, del 1927 e del 1930, chiamate l’Ottobre e Primo Maggio, che richiamano direttamente i momenti politici cui riconducono.

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4 Responses to Al servizio della Rivoluzione

  1. tramedipensieri ha detto:

    Il progetto “Staffa delle Nuvole” come illustrato nella seconda immagine…sembra rappresentare i piloni di un ponte…

  2. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Bellissime informazioni: mi fai quasi voglia di tornare a lavorare a Mocba e rivedermi tutti i suoi musei …

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