John Cage e “Lascia o raddoppia”

Cage e Mike

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stavo leggendo un breve scritto di Umberto Eco sulla situazione culturale italiana tra gli anni ’50 e ’60 in cui si muovevano le avanguardie artistiche quando mi sono imbattuto in queste righe:
Al Laboratorio di Fonologia era arrivato anche John Cage, le cui partiture (a metà tra arte visiva e insulto alla musica) erano state pubblicate sull’Almanacco Bompiani 1962, dedicato alle applicazioni dei calcolatori elettronici alle arti – e vi appariva la prima poesia composta da un computer, il Tape Mark I di Nanni Balestrini. Cage aveva composto a Milano il suo Fontana Mix, ma nessuno ricorda perché si chiamasse così. Cage era stato messo a pensione presso una signora Fontana, era un bellissimo uomo, la signora Fontana era molto più matura di lui e cercava dei pretesti per possederlo in fondo al corridoio. Cage, che notoriamente aveva tutt’altre tendenze, resisteva stoicamente. Alla fine aveva intitolato la sua composizione alla signora Fontana. Poi, rimasto senza un soldo, via Berio e Roberto Leydi, era approdato a Lascia e raddoppia come esperto sui funghi, eseguendo sul palcoscenico improbabili concerti per frullino, radio e altri elettrodomestici, mentre Mike Buongiorno domandava se quello era futurismo. Si stavano creando misteriose connessioni tra avanguardia e comunicazioni di massa, e molto prima della Pop Art.

Ho fatto naturalmente una ricerca in rete e purtroppo non ci sono filmati della trasmissione, ma sul sito italiano di John Cage viene raccontata dettagliatamente la sua esperienza a Milano in quel lontano 1958 e la sua partecipazione alla trasmissione Lascia o raddoppia con anche la trascrizione dei dialoghi di cui riporto un estratto:

MB (Mike Bongiorno): Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Beh insomma, il sig. Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se intendeva di funghi, perché con le domande che gli abbiamo fatto questa sera c’era di che sudare. Quindi non è stato solo un personaggio che è venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni più o meno strambe di musica strambissima, quindi è veramente un personaggio preparato. Io lo sapevo perchè mi ricordo che il sig. Cage ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e che tutti i giorni andava a fare passeggiate a raccogliere funghi, ed ecco dove ha imparato la sua materia.
JC (John Cage): Un ringraziamento a ….funghi, e ringraziamento alla Rai e a tutti genti d’Italia.
MB: A tutta la gente di Italia!
[APPLAUSI]
MB: Bravo sig. Cage arrivederci e buon viaggio, torna in America o resta qui?
JC: …mia musica resta.
MB: Ah, lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio che la sua musica andasse via e lei restasse qui.
[RISATE E APPLAUSI]
MB: Arrivederci sig. Cage, arrivederci e buona fortuna a tutti con Lascia o Raddoppia!

***

Forse Mike Bongiorno e il pubblico di allora non erano pronti a cogliere lo spessore e l’importanza di un personaggio come Cage per la “musica contemporanea”.

Durante la partecipazione a Lascia o raddoppia Cage aveva avuto l’opportunità di eseguire alcuni dei suoi brani tra cui Water Walk, di cui ho trovato un video straordinario tratto da una trasmissione americana del 1960. Lo consiglio vivamente:

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11 Responses to John Cage e “Lascia o raddoppia”

  1. Maurizio Vagnozzi ha detto:

    Ricordo il concerto-provocazione fatto da Cage a Milano, al Lirico … 3 secchiate di anni fa …

  2. margaret collina ha detto:

    vieni a vedere il mio giochino letterario?
    http://mirabilifinali.wordpress.com/

  3. chiaradilorenzo ha detto:

    Incredibile…non ne sapevo nulla, approfondirò la vicenda! grazie

  4. Marti in the Sky ha detto:

    Grazie per avermi fatto scoprire questo aneddoto!

  5. stelladecadente ha detto:

    Mi piace molto il signor Cage… Grazie per la scoperta!

  6. mairitombako ha detto:

    non lo conoscevo questo aneddoto..mai letto..grz

    • giuseppeb ha detto:

      Grazie a te!
      L’ho scoperto leggendo un breve saggio di Umberto Eco dove si capisce che tra gli anni ’50 e ’60 ci sono stati fenomeni culturali davvero interessanti.
      Ciao
      Giuseppe

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