In memoria (1916)

Fotografia di Adimer Passing

Fotografia di Adimer Passing


In memoria

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

In memoria di Giuseppe Ungaretti

***
Le conversazioni con l’amico Allan mi arricchiscono sempre. Ci confrontiamo su molti argomenti e le sue intuizioni spesso mi illuminano.

Parlando ancora dei fatti di Parigi abbiamo commentato il controverso articolo di Piero Ostellino (qui) sul buonismo errato della sinistra, sul nostro illuminismo e sull’essere medievale dell’islamismo, senza che si capisca quali soluzioni proponga, e mi ha citato la poesia In memoria di Giuseppe Ungaretti che non ricordavo e che secondo me si adatta alla situazione di molte persone strappate ai luoghi originari e spiega con malinconica efficacia il senso di un’esistenza alienata da cui possono scaturire comportamenti impensabili.
E ha terminato con una domanda: perché Marcel era a Parigi?

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3 Responses to In memoria (1916)

  1. laulilla ha detto:

    Il Marcel déraciné di cui parla Ungaretti, opportunamente richiamato da Allan in questi momenti inquietanti, mi ha riportato alla memoria Momo, il bambino arabo protagonista dello stupendo romanzo di Romain Gary (La vita davanti a sé), adottato dalla vecchia prostituta ebrea parigina Madame Rosa, per poter sopravvivere, grazie al sussidio che le veniva conferito in seguito a quel tipo di affidamento. Si poteva essere un po’ musulmani e un po’ parigini anche per ragioni come questa. Qui, però, siamo dopo la seconda guerra mondiale, molto tempo dopo il soggiorno parigino di Ungaretti. Associazione di idee, semplicemente; nessun tentativo di trovare una risposta alla domanda di Allan. Il romanzo, ri-edito recentemente da Neri Pozza, se non lo conosci già, è tra i più belli che si possano leggere.
    Buon anno, Giuseppe!

    • giuseppeb ha detto:

      Cara Lilli mi procurerò sicuramente il libro.
      Le associazioni di idee, per chi riesce a farle, fruttano spesso riflessioni inaspettate.
      A presto
      Un convalescente Giuseppe

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