Fatiche

I giovani operai dagli occhi tristi
Pedalavano lenti sull’asfalto
Un disco regalava dai balconi
“Quando mi baci tu…”
Ma erano troppo dolci le parole
Per le loro spalle stanche.

Periferie di Lalla Romano
Giro 2016
Il Giro d’Italia è come un bel libro che si legge tutti i giorni per tre settimane.
E come ogni bel libro quando si arriva alla fine poi un po’ manca.

Dal lato agonistico ha riservato grande interesse con continui capovolgimenti.
Ha vinto Nibali che nelle ultime scalate delle alpi italo-francesi ha saputo ribaltare una situazione che sembrava compromessa.
Si sono segnalati Kruijswijk, (l’olandese che ha il cognome che sembra un codice fiscale, come dice un mio amico) forse il più forte che ha buttato la vittoria con una improvvida quanto spettacolare caduta (qui per vederla); il colombiano Chavez con un sorriso ammaliante; lo spagnolo Valverde.
Ma tutti quelli che sono arrivati a Torino dopo 3500 km meritano un applauso.
Il ciclismo è uno sport chiacchierato per certe pratiche, di cui però non sono esenti nemmeno altri sport, ma è uno sport che richiede grandi sacrifici e grandi fatiche.

La rai ha fatto un buon lavoro, forse con troppa pubblicità.
Con l’alta definizione le riprese dei paesaggi dall’elicottero erano spesso spettacolari.
E poi c’era un commentatore che riannodava i luoghi attraversati dalla corsa a citazioni letterarie e questo mi è molto piaciuto.
La poesia di Lalla Romano, scrittrice purtroppo poco conosciuta, è stata citata quando si è passati per le strade piemontesi nella tappa che arrivava a Sant’Anna di Vinadio.

Una citazione l’ha avuta anche Dino Campana, altro grande poeta poco conosciuto.
La sua poesia richiama proprio il ciclismo e si intitola Giro d’Italia in bicicletta (1° arrivato al traguardo di Marradi)

Dall’alta ripida china precipita
Come movente nel caos di un turbine
Come un movente grido dal turbine
Come il nocchiero dal cuore insaziato
Bolgia di roccia alpestre: grida di turbe rideste
Vita primeva di turbe in ebbrezze
Un bronzeo corpo dal turbine
Si dona alla terra con lancio leggero
Oscilla di vertigine il silenzio dentro la
muta catastrofe di rocce ardente d’intorno
Tu balzi anelante fuggente
fuggente nel palpito indomo
Un grido fremente dai mille che
rugge e scompare con te

La poesia di Campana ha avuto varie vicissitudini e versioni. Una di queste è stata dedicata a Marinetti.
Per concludere visto il richiamo al futurismo ecco la bicicletta, cioè uno studio per il Dinamismo di un ciclista di Boccioni:

boccioni

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9 Responses to Fatiche

  1. laulilla ha detto:

    Un piacere rileggerti, Giuseppe! E, soprattutto, complimenti per questo bel post, che mette insieme benissimo i versi dei due poeti (quelli di Dino Campana, che anch’io amo molto, mi erano del tutto ignoti), il disegno di Boccioni e una bella riflessione su questo sport che è duro e faticoso e col quale pochissimi si arricchiscono davvero! Ciao 🙂

    • giuseppeb ha detto:

      Grazie Lilli sei sempre molto gentile.
      La poesia l’ho trovata su internet cercando i versi citati, e pare sia stata ritrovata solo negli anni ’70.
      Campana non è male!
      A presto
      Giuseppe
      ps: le riprese dall’alto dell’ultima tappa mostravano una Torino che devo proprio visitare.

      • laulilla ha detto:

        E’diventata una città davvero bellissima. Lo era anche in passato, ma ora si sono riqualificate molte periferie e si è data anche una bella sistemazione al centro e ai musei. Soprattutto si è molto pedonalizzato, il che, se fa molto lamentare chi userebbe le auto anche solo per spostarsi di cento metri, fa molto la mia gioia e di tutti quelli che in centro abitano e che possono perciò maggiormente apprezzarne la bellezza senza morire asfissiati dai gas e dalle polveri sottili!.
        Campana, che ha avuto una storia tragica, di povertà, di malattia mentale e anche di incomprensione, non solo non è male, ma è davvero un poeta da riscoprire e da rivalutare, almeno secondo me. Ciao Giuseppe!

  2. tramedipensieri ha detto:

    Una bella pagina d’arte e di sport, quello ancora autentico…tra poesia e Disegno: grazie

    ciao
    .marta

  3. laulilla ha detto:

    Scusa, Giuseppe, ma ora che leggo meglio il tuo commento, apprendo che la poesia di Campana si era persa e che è stata ritrovata intorno agli anni ’70. Credo allora che facesse parte di un folto gruppo di poesie che il povero Campana aveva consegnato (nella speranza di un giudizio e della mediazione presso qualche editore) ad Ardengo Soffici. Non furono più ritrovate e solo dopo la morte di Soffici fu possibile, indagando nell’archivio dello scrittore, scovarle ed editarle, con problemi di non poco conto, però, perchè, preso da disperazione, Campana con enorme sforzo di memoria riscrisse (ciò che certo spiega, almeno in parte, la successiva disturbata salute mentale). Mi pare di ricordare che i problemi filologici di varianti testuali molto considerevoli siano stati risolti tenendo separate le due edizioni. Ciao, e grazie dell’ospitalità

    • giuseppeb ha detto:

      Non è stato fortunato. Mi piacerebbe saperne di più. Mi sai consigliare qualche testo?
      Avevo letto un commento di Montale che vedeva nelle città descritte da Campana, dopo la sua fase “carducciana”, similitudini con i dipinti del giovane De Chirico e altri pittori metafisici, e ho provato a leggerlo con questa prospettiva provando soddisfazione.
      Sono onorato della tua presenza su queste pagine ultimamente rarefatte.

      • laulilla ha detto:

        Caro Giuseppe, ho provato a fare una ricerca su Google, ma mi sembra di non venire a capo di molto. Il vecchio manoscritto era intitolato “il più lungo giorno” e fu effettivamente rinvenuto nell’Archivio Soffici. La sua vicenda editoriale mi sembra incasinatissima: di sicuro ne fu fatta un’edizione anastatica che si può leggere (si fa per dire, perché fra cancellature, abbreviazioni, rimandi, la sua lettura è molto difficile) anche in formato digitale. Qualche notizia la puoi trovare a questo link:
        http://marioluzimendrisio.com/pdf/ritrovamento-campana.pdf
        So ne è stata fatta anche un’edizione normale, ma non ho capito bene se sia ancora in vendita.
        Io mi ero fatta regalare da un’amica una dispensina universitaria su Campana e Corazzini, su cui aveva studiato per un suo esame. L’ho ritrovata adesso, sotto un cumulo di altre vecchie dispense che ho conservato dai tempi dell’Università, tutta sottolineata e ormai quasi illeggibile. Di lì mi erano arrivate le notizie sullo smarrimento del manoscritto. Mancano le note bibliografiche con le indicazioni forse utili per te, probabilmente perse insieme alla copertina.
        Personalmente potrei consigliarti non tanto un saggio, ma il romanzo che Sebastiano Vassalli scrisse, dopo essersi documentato da par suo, sul poeta:
        http://www.einaudi.it/libri/libro/sebastiano-vassalli/la-notte-della-cometa/978880620509
        L’ha pubblicata Einaudi e si intitola La notte della Cometa. E’ ancora acquistabile. Da letterata, sono convinta che gli scrittori molto più dei saggisti, attraverso le loro intuizioni, riescano a ricostruire un’epoca o una vita trasmettendocene una verità diversamente poco raggiungibile (non esiste storico che più di Balzac o di Flaubert ci abbia dato un ritratto attendibile della Francia dell’800, per esempio). Non ti sono stata molto utile, ma almeno ho fatto due chiacchiere con te.Ciao!

      • giuseppeb ha detto:

        Proverò a guardare i link.
        Ti ringrazio molto e anche a me fa piacere confrontarmi con te.
        buona serata

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