Commozione

28 giugno 2016

Claudio Abbado avrebbe compiuto 83 in questi giorni di fine giugno, il 26 per la precisione.
Con l’età i nostri miti giovanili, personaggi che hanno rappresentato qualcosa di importante per la nostra formazione, perdono il loro carattere mitico.

Ma Claudio Abbado non ha seguito quella sorte; mi è rimasto lì nel cuore a risvegliare le mie corde meno razionali. Mi succede ogni volta che lo ascolto parlare o dirigere.

Qualche giorno fa in una trasmissione su Gustav Mahler, che purtroppo ho visto solo mentre stava terminando, parlava del quarto movimento, “adagio Sehr langsam und noch zurückhalten” (molto lento e ancora trattenuto), della nona sinfonia dicendo che nella parte finale è come un suono tendente al silenzio, come di neve che cade sulla neve.

Poi hanno fatto vedere il finale del brano che ha diretto a Lucerna qualche hanno fa (il brano che propongo all’inizio del post).

Chi ha pazienza lo guardi, dura circa tre minuti, ma si legge tutta la partecipazione e commozione del maestro.
E si rinnova la mia commozione ogni volta che lo guardo.
Perché per me è poesia!

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