Ameni virtuosismi

9 ottobre 2014

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Girando per Milano (el prestin di scans)

6 giugno 2014

Nella strada chiamata la Corsia de’ Servi, c’era, e c’è tuttavia un forno, che conserva lo stesso nome; nome che in toscano viene a dire il forno delle grucce, e in milanese è composto di parole così eteroclite, così bisbetiche, così salvatiche, che l’alfabeto della lingua non ha i segni per indicarne il suono (El prestin di scans).
I Promessi Sposi
– Alessandro Manzoni – cap. XII
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Talvolta se ho bisogno di dedicarmi del tempo prendo un giorno di ferie senza dire nulla. La mattina di quel giorno mi alzo come per andare in ufficio e mi reco dove mi portano i pensieri.
Quando prendo più giorni, come è accaduto in questa settimana che va a finire, è più complicato appropriarmi di tutto il tempo a disposizione.
In questo caso si condividono le attività, e siccome sono in una famiglia a maggioranza femminile, le attività che si condividono spesso non soddisfano pienamente i miei gusti e i miei interessi.
Entrare in alcuni negozi per rimanerci più del dovuto (che per me è: entro, prendo, pago, esco!) mi blocca la mente e mi trasformo persino nell’espressione.
Se poi devo anche provare vestiti la situazione diventa drammatica dopo pochi minuti.

***
Ma confesso che questi giorni passati con Francesca e soprattutto con Alessandra a girare Milano sono stati piacevoli nella maggior parte.
La città offre molte attrattive davvero interessanti e il tempo, quello meteorologico, ci ha decisamente favorito.

Ho anche avuto modo di visitare con calma qualche libreria, le librerie sono i miei luoghi preferiti, la mostra di Piero Manzoni, qualche piacevole locale dove consumare street food e di apprezzare alcuni luoghi ed edifici di Milano.
Da qualche tempo ho allenato lo sguardo a cercare meglio nella città qualcosa che mi possa colpire.
Ho iniziato ad alzare lo sguardo da terra.

All’inizio di Corso Vittorio Emanuele ho scovato la targa della fotografia che ricorda l’assalto ai forni di cui parla Manzoni ne I Promessi Sposi.
I Promessi Sposi li ho ripresi dopo anni e mi hanno ri-catturato.
Mi ha dato veramente molto piacere rileggerli e ora che sono quasi alla fine li leggo più lentamente perché non vorrei terminassero.

***
Ormai è difficile sentir pronunciare da qualcuno la parola prestiné, perché il dialetto a Milano si va perdendo.
Ma qui, a Milano e forse in Lombardia, si è come tradotta la parola e normalmente diciamo prestinaio, che ora sappiamo avere origine latina, per indicare il negoziante che vende il pane.


“È di Fiuggi non di Oxford!”

28 maggio 2014

Giro 2014
“È di Fiuggi non di Oxford!”
Questo il commento di un giornalista al gesto che il corridore ha esibito appena passato il traguardo da vincitore della tappa odierna del Giro d’Italia arrivato a Vittorio Veneto.
Sebbene poco elegante la cosa mi ha divertito perché il ragazzo ha preparato il gesto con molta cura, un po’ come ha scelto il momento giusto con uno scatto a circa un chilometro dall’arrivo per staccare i compagni di fuga.
L’essenza della tappa di oggi è tutta negli ultimi due minuti di corsa (nel video dal minuto 6,30).
Il giovane ciclista ha poi chiesto scusa.

Per gli appassionati: domani tappa di montagna da non perdere con arrivo in salita al rifugio Panarotta in Valsugana.


È passato Natale…

28 dicembre 2013

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata…
Dalla poesia Natale di Giuseppe Ungaretti
Rami spogli
Volevo scrivere un post sulla particolare forma di misantropia che mi assale nel periodo delle feste natalizie.
Ma serve una particolare predisposizione d’animo che in questo momento mi manca, e quindi rimando.
Devo poi confessare che queste feste oltre a suscitare sentimenti contrastanti, rappresentano per me anche un rito di iniziazione che ogni anno si rinnova.
Lentamente si esce dalla frenesia commerciale dei regali, dal divertimento coatto del veglione di capodanno, le giornate almeno formalmente iniziano ad allungarsi. E anche se subito non si nota, poterlo pensare è già qualcosa.
Certo incombono gennaio e febbraio, che per me sono i “mesi grigi” e freddi dell’anno, perché qui da noi, nella pianura padana, sono veramente così.
Con il freddo umido che supera tutti gli strati di copertura e ti invade l’anima.

Questa mattina siamo usciti per qualche rifornimento e invece della pioggia annunciata c’era un’atmosfera particolare, intervalli di luce tra mutevoli nuvole e squarci di sole.
I miei pensieri rimanevano impigliati ai rami spogli degli alberi, in lontananza una speranza di luce.

In qualche rara giornata invernale si può già pensare alla primavera.

***

Il mio nuovo berretto

Per ora di queste feste mi rimane una bella serata in famiglia, il mio nuovo berretto nepalese, un robusto raffreddore.
Una gran voglia di leggere Kant e visitare mostre d’arte.

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Dipinto di Francesca - 2013


Mo vene Natale…

24 dicembre 2013

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Mo vene Natale
nun tengo denare
me leggio ‘o giurnale
e me vaco a cuccà.

Dalla canzone Mo vene Natale di Renato Carosone


In un freddo mattino di quasi inverno

4 dicembre 2013

A volte lui se ne va via, non mi sta neanche ad aspettare
mi lascia con Bitossi, mi sembra di impazzire
tanto che mi vorrei ritirare e sento in un minuto
tutti i ciclisti del mondo che hanno bisogno di aiuto
dalla loro ammiraglia ma non riescono a parlare
come me in questo momento
che sono Gimondi
con gli occhi rotondi
la testa quadrata
la bici scassata

Da Sono Felice di Elio e Le Storie Tese
Bici scassata
Poteva succedere. Ed è successo.
Certo era poco probabile perché alle 6 e un quarto di mattina siamo davvero pochi in giro, da contare con le dita delle mani, un po’ come la quantità massima di pensieri nella testa di alcuni politici, o come i denti in bocca a certi vecchi.
Stavo imboccando il viale per la metropolitana quando da destra è sbucata un automobile che non mi ha visto e mi ha colpito in pieno.
Tutto è avvenuto come ineluttabilmente ma, come fossi uno spettatore esterno, ho capito tutto in anticipo e ho avuto la prontezza e la lucidità di saltare dalla bicicletta prima che l’auto la colpisse. Mi sono stupito di me stesso.
Incolume sono riuscito solo a gridare al ragazzo appena sceso dall’auto, pallido e tremante più di me, :”ma sono pieno di luci (perché con il buio tra quelle che ho addosso e quelle sulla bicicletta sembro un albero di Natale ambulante)!?!”
Poi gentilmente il ragazzo ha caricato la bicicletta sulla sua auto e mi ha accompagnato alla metropolitana, dove c’è anche il meccanico dei velocipedi.

***

Arrivato in centro mi sono incontrato con il mio amico Frank e quando ci siamo salutati mi ha detto: speriamo di vederci domani…..
Vabbè!
Mi sono consolato con cappuccino e brioches e la solita fotografia alla mia gru preferita.

Gru in piazza Duomo


Lampi nel nulla domenicale

3 dicembre 2013
Disegno di Francesca - ottobre 2013

Disegno di Francesca – ottobre 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avevo preparato questo post per ieri (lunedì) come commento alla mia faticosa domenica, ma ieri ho pensato a Maria Callas.
Ad ogni modo la domenica appena trascorsa è andata quasi tutta in direzione contraria.
Un po’ con l’attonita espressione del disegno in alto.
Con qualche lampo illuminante.
Per varie ragioni ho dormito poco e male. Mi sono alzato con un leggero mal di testa, dovevo uscire ma non l’ho fatto.
Non riuscivo a leggere perché mi veniva sonno e se avessi dormito il mal di testa si sarebbe manifestato con vigore.
Mi sono trascinato con un po’ di televisione, c’era un bel Trovatore con l’ottima Frittoli, con qualche pagina letta fino a pranzo.
Dopo pranzo e dopo aver rassettato la cucina ho bighellonato ancor per casa senza costrutto fino a che come unica soddisfazione della giornata mi sono messo a osservare alcune delle produzioni più recenti di Francesca depositate davanti alla libreria.

Insieme di dipinti

A un certo momento un lampo di sole ha illuminato uno dei dipinti e prima che il momento luminoso se ne andasse ho cercato di fotografarlo:

Dipinto senza titolo di Francesca
Poi il raggio di sole è svanito e la fotografia non mi piaceva nemmeno molto.
Ho spostato il dipinto su una porzione del pavimento e l’ho fotografato nuovamente. Il risultato mi ha alquanto sorpreso perché nelle nuove condizioni di luogo e di luce il dipinto mi dava sensazioni totalmente differenti, si può notare una certa differenza anche dal confronto delle due fotografie:
Dipinto di Francesca 2
Mi sono ricordato di un’osservazione che Eco fa nel libro Opera aperta in cui afferma “come una risposta personale, mai identica alla precedente, sia la condizione comune di ogni fruizione estetica, indipendentemente da ogni intenzione di apertura”.
Penso che questa sia una delle ragioni per cui i capolavori rivelano ad ogni rilettura aspetti nuovi e comunicano nuove sensazioni.

***

Contrariamente al solito ho salutato con grande piacere l’aria fresca del lunedì mattina che mi colpiva la faccia mentre mi recavo verso la metropolitana e la nuova settimana di lavoro.