Passioni

14 aprile 2016

Sono fatte di lacrime e di sangue
e d’altro ancora.
Il cuore
batte a sinistra.

Passioni di Umberto Saba

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Lo studio della storia fin dai tempi del liceo ha generato in me un fastidioso pessimismo.
Assistere alle vicende contemporanee, nazionali e mondiali, ha purtroppo consolidato la consapevolezza dello sbilanciamento, quasi senza speranza, della storia a favore di pochi.

Ma nella storia rimangono parole e idee e a volte avvenimenti straordinari che proiettano speranza. Come per esempio le elaborazioni filosofiche dell’Illuminismo che hanno portato alla dichiarazione dell’uguaglianza degli uomini e dell’inalienabilità dei diritti.

Ora la mia ricerca di parole significative si rivolge specialmente alla letteratura.
Anni fa un caro amico mi ha regalato la Antologia del Canzoniere di Saba.

È un libro che conservo gelosamente.
La parte finale della dedica dice così:
…sarà un altro punto di confronto tra noi e spero un’altra comune passione.
Saba 1

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La Milano di Umberto Saba

14 febbraio 2016

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Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio
villeggiatura. Mi riposo in Piazza
del Duomo. Invece
di stelle
ogni sera si accendono parole.

Nulla riposa della vita come
la vita.

Tre città 1. Milano dal Canzoniere di Umberto Saba

***

Si possono utilizzare molte parole per descrivere un modo di sentire, un’appartenenza, una città.
Ma anche poche.
Le parole pennellate di Saba mostrano la sua Milano così bene che presto diventa anche la nostra…
Io amo Milano e amo Umberto Saba.

E per oggi, circa metà febbraio, mi posso ritenere soddisfatto.


Apnea

6 luglio 2015

Giorni a contare
quando sarà finita,
apnea cupa del cuore
e della mente,
poi lenta risalita
a respirar infine
quel limpido che
tanto si é sperato:
ma in bocca resta
l’amaro del tempo
perduto.

Alda Merini

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Sono rimasto in apnea dal 17 giugno, giorno di inizio delle prove scritte della maturità, fino a oggi, 6 luglio, giorno dell’orale di Francesca.

Una ventina di giorni con la testa come dentro a un acquario, con la sensazione che ogni mio atto vitale fosse deformato da qualcosa di esterno e incontrollabile, come se la mia vita non fosse vissuta “in diretta”.
Nemmeno quando ho sostenuto i miei esami ho provato qualcosa di simile.

Pare sia andata, il voto non conta poi molto.
Ora si può aspettare i risultati con più tranquillità.

E da queste parti c’è anche un caldo troppo umido….


L’ultima Eco

27 aprile 2015

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In una intervista alla Rai in occasione della presentazione del suo ultimo romanzo Numero Zero, Umberto Eco sottolinea la perdita di capacità critica che inesorabilmente colpisce una fascia sempre maggiore della popolazione.
Porta l’esempio della trasmissione dove si propongono quattro date e i concorrenti devono collocare alcuni avvenimenti e generalmente anche giovani laureati non sanno come orientarsi.

Il suo libro in questo senso parla dei lati oscuri dell’informazione e di avvenimenti della recente storia italiana, il tentato golpe degli anni ’60 o le varie stragi che hanno colpito la nazione, che forse i più non ricordano, e quindi da questo punto di vista il libro ha una qualche utilità.
Ma per il resto il libro è un come un esercizio preliminare che mi ha lasciato interdetto.

Personaggi non ben definiti, una trama sbrigativa e che da l’impressione di non essere stata meditata e un senso di sospensione durante la lettura per cui mi aspettavo da un momento all’altro un colpo di scena che animasse il racconto.
E invece il libro è finito e sono rimasto con questo senso di incompiutezza e la sensazione di un’occasione persa perché l’argomento è promettente e sicuramente Umberto Eco avrebbe potuto ricavare qualcosa di meglio.

Una grande delusione pagata anche piuttosto cara!


È passato Natale…

28 dicembre 2013

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata…
Dalla poesia Natale di Giuseppe Ungaretti
Rami spogli
Volevo scrivere un post sulla particolare forma di misantropia che mi assale nel periodo delle feste natalizie.
Ma serve una particolare predisposizione d’animo che in questo momento mi manca, e quindi rimando.
Devo poi confessare che queste feste oltre a suscitare sentimenti contrastanti, rappresentano per me anche un rito di iniziazione che ogni anno si rinnova.
Lentamente si esce dalla frenesia commerciale dei regali, dal divertimento coatto del veglione di capodanno, le giornate almeno formalmente iniziano ad allungarsi. E anche se subito non si nota, poterlo pensare è già qualcosa.
Certo incombono gennaio e febbraio, che per me sono i “mesi grigi” e freddi dell’anno, perché qui da noi, nella pianura padana, sono veramente così.
Con il freddo umido che supera tutti gli strati di copertura e ti invade l’anima.

Questa mattina siamo usciti per qualche rifornimento e invece della pioggia annunciata c’era un’atmosfera particolare, intervalli di luce tra mutevoli nuvole e squarci di sole.
I miei pensieri rimanevano impigliati ai rami spogli degli alberi, in lontananza una speranza di luce.

In qualche rara giornata invernale si può già pensare alla primavera.

***

Il mio nuovo berretto

Per ora di queste feste mi rimane una bella serata in famiglia, il mio nuovo berretto nepalese, un robusto raffreddore.
Una gran voglia di leggere Kant e visitare mostre d’arte.

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Dipinto di Francesca - 2013


Abbaco

6 settembre 2012

Evoluti

 

 

 

 

 

 

 

– Iphone
– Smartphone
– Tablet
– Supercomputer
– Calcolatori
– Regoli
– Abbaco

***

Allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva nome Geppetto; ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Polendina, a motivo della sua parrucca gialla, che somigliava moltissimo alla polendina di granturco.

Geppetto era bizzosissimo. Guai a chiamarlo Polendina! Diventava subito una bestia, e non c’era piú verso di tenerlo.

— Buon giorno, mastr’Antonio, — disse Geppetto. — Che cosa fate costí per terra?

— Insegno l’abbaco alle formicole.

Carlo Collodi (1826-1890) – Le avventure di Pinocchio

***

Carlo Fruttero sul finire di questa piacevole intervista (dalla trasmissione “Che tempo che fa”) afferma che il libro di Collodi andrebbe riletto ogni anno perché è di una ricchezza straordinaria e può stare tra i grandi della letteratura.

***

A me ha fatto pensare: siamo poi così evoluti?

 


Mondoboia!

11 agosto 2012

Il sentiero dei nidi di ragno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[…]

Pin va per i sentieri che girano intorno al torrente, posti scoscesi dove nessuno coltiva. Ci sono strade che lui solo conosce e che gli altri ragazzi si struggerebbero di sapere: un posto, c’è, dove fanno il nido i ragni, e solo Pin lo sa ed è l’unico in tutta la vallata, forse in tutta la regione: mai nessun ragazzo ha saputo di ragni che facciano il nido, tranne Pin.
Forse un giorno Pin troverà un amico, un vero amico, che capisca e che si possa capire, e allora a quello, solo a quello, mostrerà il posto delle tane dei ragni. È una scorciatoia sassosa che scende al torrente tra due pareti di terra ed erba. Lì, tra l’erba, i ragni fanno delle tane, dei tunnel tappezzati d’un cemento d’erba secca; ma la cosa meravigliosa è che le tane hanno una porticina, pure di quella poltiglia secca d’erba, una porticina tonda che si può aprire e chiudere.

[…]
I tedeschi sono peggio delle guardie municipali. Con le guardie, se non altro, ci si poteva mettere a scherzare, dire: – Se mi lasciate libero vi faccio andare a letto gratis con mia sorella.
Invece i tedeschi non capiscono quello che si dice, i fascisti sono gente sconosciuta, gente che non sa nemmeno chi è la sorella di Pin. Sono due razze speciali: quanto i tedeschi sono rossicci, carnosi, imberbi, tanto i fascisti sono neri ossuti, con le facce bluastre e i baffi da topo.

[…]
– A me m’hanno battuto, – dice Pin e mostra i segni. – Allora sei un politico, – fa Pietromagro. – Si, si. – dice Pin, – politico.
Pietromagro ci sta pensando su. – Sicuro, sicuro, politico. Già pensavo a vederti qui che tu avessi cominciato a razzolare nelle prigioni. Perché quando uno comincia una volta a finire in prigione, non ci si leva più, tante volte lo metteranno fuori tante volte tornerà a cascarci. Certo se sei politico è un altro conto. Vedi, se l’avessi saputo, da giovane mi sarei messo nei politici anch’io. Perché a fare i reati comuni non si risolve niente e chi ruba poco va in galera e chi ruba tanto ha le ville e i palazzi.

[…]
È triste essere come lui, un bambino nel mondo dei grandi, sempre un bambino, trattato dai grandi come qualcosa di divertente e di noioso; e non poter usare quelle loro cose misteriose ed eccitanti, armi e donne, non potere far mai parte dei loro giochi.
[…]
Pin è tutto contento. È davvero il Grande Amico, il Cugino. Il Cugino si rimette il mitra in ispalla e restituisce la pistola a Pin. Ora camminano per la campagna e Pin tiene la sua mano in quella soffice e calma del Cugino, in quella gran mano di pane.

***

Italo Calvino pubblica nel 1947, all’età di 23 anni, Il sentiero dei nidi di ragno, il suo primo romanzo. Un momento decisivo per le sorti e l’avvenire di più di un popolo, fine della seconda guerra mondiale, lotta partigiana, raccontato dagli occhi del bambino Pin.

Nella edizione che ho ri-letto c’è un commento al libro dell’Autore scritto nel 1964. Molto ricco di spunti interessanti e utili all’intelligenza del romanzo. Il libro nasce dal confondersi della scuola del neo-realismo con il desiderio di esprimere un’esperienza forte, quella della guerra, un clima storico-sociale e una grande speranza che qualcosa stesse ricominciando. “Ci eravamo fatta una linea, ossia una specie di triangolo: I Malavoglia, Conversazione in Sicilia, Paesi tuoi; da cui partire, ognuno sulla base del proprio lessico locale e del proprio paesaggio. […] Avevo un paesaggio (la riviera di ponente, l’entroterra di San Remo ndr) Ma per poterlo rappresentare occorreva che esso diventasse secondario rispetto a qualcos’altro: a delle persone, a delle storie. La Resistenza rappresentò la fusione tra paesaggio e persone”.
La rappresentazione di questa “vita” porta Calvino a definire il suo libro neo-espressionista più che neo-realista.

C’è anche una citazione. L’incontro di Pin con Cugino ricalca l’incontro tra Carlino e Spaccafumo nelle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo.

Se devo annotare una stonatura la posso riferire senz’altro al capitolo in cui il commissario partigiano Kim riflette sulle ragioni della resistenza. Per il resto il libro è assolutamente vitale capace di far assaporare un clima storico oltre il lavoro degli storici. Come solo gli artisti sanno fare quando parlano di storia cercando umanità.

***

È dopo aver letto questi post, specchi in negativo, rambaldo e terraluna, che mi è nato il desiderio di leggere-rileggere tutto Calvino. Sono partito dal primo romanzo e ora proseguo con gli altri consapevole che le buone letture aiutano a superare anche l’estate umida e fastidiosa della città. Quindi un grazie a Esercizidipensiero!