La Milano di Umberto Saba

14 febbraio 2016

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Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio
villeggiatura. Mi riposo in Piazza
del Duomo. Invece
di stelle
ogni sera si accendono parole.

Nulla riposa della vita come
la vita.

Tre città 1. Milano dal Canzoniere di Umberto Saba

***

Si possono utilizzare molte parole per descrivere un modo di sentire, un’appartenenza, una città.
Ma anche poche.
Le parole pennellate di Saba mostrano la sua Milano così bene che presto diventa anche la nostra…
Io amo Milano e amo Umberto Saba.

E per oggi, circa metà febbraio, mi posso ritenere soddisfatto.


Una notte all’opera

24 gennaio 2016


Il titolo del post è tratto da un film dei Marx Brothers, da cui il breve video, e l’ho utilizzato come pretesto per raccontare la mia serata al Teatro alla Scala.

La rappresentazione di un’opera al Teatro alla Scala per me significa assistere a qualcosa di solenne. Il silenzio durante l’esecuzione è prerogativa essenziale, gli applausi devono partire solo dopo la fine della musica e poi non mi piacciono i bis perché interrompono la mia partecipazione allo svolgimento della vicenda.

Qualche sera fa sono stato a vedere Rigoletto, che come ho più volte affermato è la mia opera preferita.
Per esperienza quando inizia qualsiasi esibizione almeno una quindicina di persone vengono colpite da tosse convulsa e asinina e altrettante si ricordano di voler assaporare una caramella di quelle che quando le scarti producono un consistente e acuto “stopiccio” di carta plasticata.
Invece niente. L’opera è iniziata è tutto è filato via senza disturbi, e solo nell’ultimo dei quattro tempi qualcuno ha ceduto ma più per stanchezza che per altro.

Rigoletto locandina 2016

L’opera mi ha rapito, è stata bellissima.
Dalle prime note e fino alla fine mi ha distratto dalla faticosa quotidianità dei miei pensieri per condurmi verso un ideale luogo estetico ed estatico.
Che è il luogo dove ci portano i capolavori se solo abbiamo la pazienza di dar loro l’attenzione che reclamano.

Ma naturalmente l’esecuzione non è stata perfetta.
Buona e collaudata la regia teatrale di Gilbert Deflo, e buona la direzione musicale di Nicola Luisotti pur con qualche sbavatura.
Ottime le voci principali di Gilda, Nadine Sierra, del Duca di Mantova interpretato da Vittorio Grigolo e di Rigoletto cantato da Leo Nucci.
Qualche problema c’è stato con il volume dell’orchestra in alcune scene, e con le voci minori. Nel famoso quartetto “Bella figlia dell’amore” quasi non si sentiva la voce di Maddalena.

C’è stato anche il bis dell’aria della “vendetta” di Rigoletto, e alla fine grandi applausi per tutti con ovazioni per i tre protagonisti.

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Spesso vengono evidenziati i problemi di una grande città come Milano e non a torto.
Ma Milano offre anche molte opportunità sotto molti aspetti.
L’offerta culturale di Milano è senz’altro di grande livello.

E quindi mi ritengo in qualche misura fortunato a poter assistere ad alcuni avvenimenti culturali, e di aver passato Una notte all’opera!


Inizio d’anno

1 gennaio 2016

Dal grigio della nebbia fitta fitta
traspaiono cipressi
ombre nere
spugne di nebbia.
E di lontano dondolando lento
ne vien un suono di campana quasi spento.
Più lontano lontano lontano
passa un treno mugghiando.

Nebbia Aldo Palazzeschi

nebbia

Il primo giorno del nuovo anno non è stato proprio il massimo.
Alcuni inconvenienti mi hanno piuttosto affaticato.
Solitamente non attribuisco particolari significati simbolici o rappresentativi a ciò che avviene nell’ultimo giorno di un anno, o nel primo dell’anno che viene. Quindi non traggo conclusioni definitive.
Attendo alle quotidiane vicende con il consueto atteggiamento.

***

Di prima mattina mentre accompagnavo mia sorella da un’amica in un paese vicino Crema la nebbia ci avvolgeva fitta.
La mia guida non era delle più tranquille.
Ma con prudente velocità e occhi attenti sono andato e tornato.
Nel percorso di ritorno mi sono fermato in piena campagna e ho osservato il paesaggio. Questo paesaggio invernale e nebbioso che mi avvolge e mi affascina come sempre.

***

Ma infine essendo il primo giorno dell’anno rivolgo un augurio di un Buon 2016.
Ognuno lo riempia di ciò che desidera.


Let it Shine, Let it Shine, Let it Shine. It’s Xmas again

15 dicembre 2015

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Per chi percorre le vie del centro di Milano in cerca di regali, si è stancato e vuole regalarsi una pausa d’arte contemporanea, c’è qualcosa che può interessare davanti alla Rinascente dove si possono osservare fino al 3 gennaio 2016 le installazioni site-specific dell’artista svizzero John Artleder che abbelliscono le vetrine del grande magazzino di fianco al Duomo.

L’installazione si chiama Let it Shine, Let it Shine, Let it Shine. It’s Xmas again e vuole raccontare il Natale attraverso atmosfere di colori cangianti sfumati con polveri d’oro e d’argento.
Certo il linguaggio dell’arte contemporanea va spesso spiegato e per questo motivo dal 3 al 20 dicembre dalle 12.30 alle 15.30 e dalle 16.30 alle 19.30 un gruppo di giovani artisti e curatori dell’Accademia di Belle Arti di Brera sarà a disposizione per raccontare storia e significato dell’opera.

Per chi ama l’arte contemporanea, e avesse necessità di una ulteriore pausa dallo shopping natalizio, dalla parte opposta del sagrato rispetto alla Rinascente c’è il museo del ‘900 che merita sicuramente una visita.
Dalla piazza è visibile l’Arabesco di Lucio Fontana, quel neon contorto che si vede guardando i piani alti del palazzo dell’Arengario.

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Per gli appassionati di fotografia ci sono due interessanti mostre a ridosso di piazza Duomo.

Fino al 31 gennaio 2016 allo spazio Forma Meravigli c’è una mostra dedicata alla fotografa americana Vivian Maier dal titolo Vivian Maier. Una fotografa ritrovata (informazioni) in via Meravigli 5.

Mentre al Palazzo della Ragione in piazza dei Mercanti c’è fino al 7 febbraio 2016 la mostra Henri Cartier-Bresson e gli altri (informazioni) una mostra con fotografie sull’Italia di alcuni tra i più grandi fotografi internazionali.

Devo proprio ammetterlo: l’offerta culturale di Milano è sempre molto interessante.


Per non dimenticare il 12 dicembre

12 dicembre 2015
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Enrico Baj – I funerali dell’anarchico Pinelli (1972)

Quasi mezzo secolo è passato dal 12 dicembre 1969 quando una bomba deflagrò nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano compiendo una strage.

Per quanto la verità giudiziaria sia ancora una nebulosa, la ricostruzione storica è piuttosto definita e, questa “verità”, parte degli intellettuali e del mondo della cultura l’avevano colta già nel momento immediatamente successivo all’esplosione quando si era scatenata la caccia agli anarchici.

Da ricordare l’opera di Dario Fo in due atti Morte accidentale di un anarchico (qui), messa in scena nel dicembre del 1970 e I funerali dell’anarchico Pinelli, collage su tela, di Enrico Baj del 1972. La tela di Baj doveva essere esposta a Palazzo Reale ma la mostra fu rimandata perché il giorno dell’inaugurazione venne assassinato il commissario Calabresi.
Dopo una comparizione all’Accademia di Brera il comune di Milano l’ha finalmente esposta a Palazzo Reale solo nel 2012.

Così viene presentata nella pagina del comune in occasione della mostra:

Il centro della scena è occupato dal dramma urlato della morte dell’anarchico. Baj distingue i due gruppi anche attraverso l’uso differente dei colori: per le figure sulla destra, che rimandano ai generali, vengono utilizzati colori molto accesi, che si contrappongono con forza ai più cupi toni del grigio con cui sono dipinti gli anarchici.
I precedenti artistici sono facilmente identificabili: il riferimento più esplicito è quello a Guernica (1937) di Picasso, riconoscibile immediatamente nel grido disperato dell’anarchico e nella posa deformata della donna, opera che Baj aveva rifatto nel 1969 con tecniche e materiali propri, in omaggio al grande artista spagnolo; l’altro è un omaggio al futurismo di Carrà de I funerali dell’anarchico Galli (1911).

Purtroppo l’opera è ancora alla ricerca di una collocazione cittadina, ed è in corso una petizione perché trovi adeguato posto, magari al nuovo museo delle Culture (Mudec) di Milano.


musica contemporanea e musica nuova

3 ottobre 2015

Recentemente ho cambiato il telefono.
Il nuovo apparecchio è come un piccolo computer con molte possibilità.
Una di queste mi ha consentito di mettere come segnale di avvertimento di arrivo di messaggi alcuni secondi della Sequenza V per trombone composta da Luciano Berio nel 1966.
La musica contemporanea è una delle mie passioni, ma è musica “di nicchia” come si usa dire.
Non passa alla televisione e raramente si ascolta alla radio.
In generale le persone non hanno consuetudine con questo genere.
Mi diverte molto quando mi arriva un avviso al telefono che propone le prime battute della Sequenza V di Berio, osservare gli sguardi perplessi di chi non conosce genere e brano.
Infondo mi diverto con poco.

***

Domani 4 ottobre si inaugura a Milano il festival 2015 “Milano Musica” dedicato al compositore Bruno Maderna.
Il titolo del festival è: Bruno Maderna e l’umanesimo possibile.
Un mese intero di concerti e incontri (programma) sulla musica contemporanea.
Alcuni concerti si potranno ascoltare su Rai Radio 3.
Domani sarò alla Scala (per questo genere musicale i biglietti si trovano sempre) a seguire un concerto con musiche di Webern, Maderna e Alban Berg. E poi seguirò sicuramente gli incontri al Museo del ‘900 e il concerto di lunedì 12 al Conservatorio.
Il richiamo all’umanesimo, la sua ricerca, è un tema che mi affascina sempre molto.

***

Voglio segnalare un’artista che ho visto in un programma televisivo.
Si tratta di Sara Loreni che ha partecipato a uno di quei programmi che scoprono talenti.
La sua esibizione è stata incredibile, originale, creativa, poetica. Una novità.
Ha costruito con un aggeggio, loop station mi pare si chiami, dal nulla il brano con una interpretazione toccante.
Almeno per me.
Si può vedere qui.


Gracias a la vida

24 settembre 2015

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me dió dos luceros, que cuando los abro
perfecto distingo, lo negro del blanco
y en el alto cielo, su fondo estrellado
y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado el oído, que en todo su ancho
graba noche y día, grillos y canarios
martillos, turbinas, ladridos, chubascos
y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado el sonido, y el abecedario
con el las palabras, que pienso y declaro
madre, amigo, hermano y luz alumbrando
la ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado la marcha, de mis pies cansados
con ellos anduve, ciudades y charcos
playas y desiertos, montañas y llanos
y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me dió el corazón, que agita su marco
cuando miro el fruto del cerebro humano
cuando miro el bueno tan lejos del malo
cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado la risa y me ha dado el llanto
así yo distingo dicha de quebranto
los dos materiales que forman mi canto
y el canto de ustedes, que es el mismo canto
y el canto de todos, que es mi propio canto
y el canto de ustedes, que es mi propio canto

Violeta Parra

Qualche sera fa sono andato con Annachiara a sentire un concerto del gruppo cileno Inti Illimani con l’orchestra LaVerdi all’Auditorium di largo Mahler.
Uno spettacolo molto gradevole con brani che conoscevo e altri che non avevo mai sentito. L’orchestra ha accompagnato e completato musicalmente i vari brani proposti.

***

Dopo il golpe cileno del 1973 gli Inti Illimani sono stati accolti in Italia e diventati simbolo e rappresentanti della lotta conto la dittatura cilena, contro tutte le dittature.
Ancora oggi nella presentazione dei vari pezzi musicali si coglie forte il richiamo alla libertà, e il valore delle azioni di chi in nome della libertà ha sacrificato anche la propria vita.
Più volte sono stati citati Violeta Parra e Victor Jara.

Qualche volta ciò che accade nel mondo affatica i miei pensieri e mi coglie come un desiderio di indifferenza.
Occasioni come queste mi ridestano.
Non bisognerebbe mai cedere all’indifferenza.

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Il pubblico della serata non era quello delle serate da musica classica e naturalmente i musicisti sono stati rumorosamente richiamati per numerosi bis.
E quando alla fine hanno cantato il brano El pueblo unido jamas serà vencido la sala è esplosa.
Tutti cantavano coi musicisti e si percepiva chiaramente un senso di commozione e di appartenenza a un’idea o a qualcosa che forse non c’è più.

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