musica contemporanea e musica nuova

3 ottobre 2015

Recentemente ho cambiato il telefono.
Il nuovo apparecchio è come un piccolo computer con molte possibilità.
Una di queste mi ha consentito di mettere come segnale di avvertimento di arrivo di messaggi alcuni secondi della Sequenza V per trombone composta da Luciano Berio nel 1966.
La musica contemporanea è una delle mie passioni, ma è musica “di nicchia” come si usa dire.
Non passa alla televisione e raramente si ascolta alla radio.
In generale le persone non hanno consuetudine con questo genere.
Mi diverte molto quando mi arriva un avviso al telefono che propone le prime battute della Sequenza V di Berio, osservare gli sguardi perplessi di chi non conosce genere e brano.
Infondo mi diverto con poco.

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Domani 4 ottobre si inaugura a Milano il festival 2015 “Milano Musica” dedicato al compositore Bruno Maderna.
Il titolo del festival è: Bruno Maderna e l’umanesimo possibile.
Un mese intero di concerti e incontri (programma) sulla musica contemporanea.
Alcuni concerti si potranno ascoltare su Rai Radio 3.
Domani sarò alla Scala (per questo genere musicale i biglietti si trovano sempre) a seguire un concerto con musiche di Webern, Maderna e Alban Berg. E poi seguirò sicuramente gli incontri al Museo del ‘900 e il concerto di lunedì 12 al Conservatorio.
Il richiamo all’umanesimo, la sua ricerca, è un tema che mi affascina sempre molto.

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Voglio segnalare un’artista che ho visto in un programma televisivo.
Si tratta di Sara Loreni che ha partecipato a uno di quei programmi che scoprono talenti.
La sua esibizione è stata incredibile, originale, creativa, poetica. Una novità.
Ha costruito con un aggeggio, loop station mi pare si chiami, dal nulla il brano con una interpretazione toccante.
Almeno per me.
Si può vedere qui.

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Buon compleanno Pierre

26 marzo 2015

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Oggi il compositore e direttore d’orchestra francese Pierre Boulez compie 90 anni.
A lui i miei più sentiti auguri!
Pierre Boulez è un protagonista assoluto della musica classica contemporanea del ‘900 (quella musica che non tutti i miei conoscenti riescono ad apprezzare).

Così Massimo Mila nel suo libro Breve storia della musica parla del maestro francese:

Pierre Boulez audacissimo e geniale sperimentatore di mezzi fonici inconsueti, largamente fondati sull’impiego timbrico della percussione. Insieme al tedesco Stockhausen, agli italiani Nono, Berio e Maderna, all’americano John Cage e al belga Pousseur, Boulez è uno dei principali artefici dei recentissimi sviluppi elaborati dalla nuova avanguardia musicale, che tiene le sue assise nei corsi estivi di Darmstadt. Interessato anche agli esperimenti elettronici e alle combinazioni della musica “aleatoria” (cioè in parte abbandonata, entro certi limiti, all’iniziativa estemporanea dell’esecutore e perfino all’intervento del caso), Boulez conserva in fondo un robusto allacciamento con la grande tradizione musicale, come si rivela anche dal fatto ch’egli ponga Debussy, insieme a Webern e a Messiaen, nella terna dei suoi maestri ideali; e in ciò consiste la sua forza.

Osservo sempre reazioni strane quando ascolto o propongo musica contemporanea.
Non c’è consuetudine e di conseguenza si fatica ad apprezzare brani che hanno un linguaggio complesso.
Ma basterebbe ascoltare un po’ di più questo genere per capire che anche dietro espressioni musicali di questo genere ci sono esistenze, uomini e idee che ci parlano se impariamo ad asocltarle.

In uno dei commenti a un brano della composizione Pli Selon Pli di Pierre Boulez su youTube si legge questa osservazione:

It’s sad that great music like this remains obscure

E io non posso che condividere!!!


Ritorno alla Scala

4 novembre 2014

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Sono stato uno dei primi a entrare.
Prima Galleria posto 102, un po’ laterale, ma bene così perché in prima fila.
Mi sono seduto negli scomodi scranni della prima galleria, ma nei palchi non è più comodo, e ho assaporato l’atmosfera, i velluti rossi, i legni dorati e profumati di cera, che da troppo tempo mi mancavano.
Finalmente dopo qualche anno sono tornato alla Scala.

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L’occasione è stato il 23° Festival di Milano Musica, in svolgimento dal 9 ottobre al 15 novembre in alcuni teatri milanesi, dedicato alla memoria di Fausto Romitelli (1963-2004) affiancato con un preciso disegno, nei vari concerti, ad altri autori.
Nel programma di ieri sera a Romitelli era accostato Maurice Ravel in alcuni suoi brani che richiamano la musica contemporanea; questo il dettaglio della serata trasmessa in diretta da Radiotre:

Maurice Ravel, Introduction et Allegro (1905) per arpa, con accompagnamento di quartetto d’archi, flauto e clarinetto

Fausto Romitelli, Mediterraneo I. Les idoles du soleil (1992) per ensemble;
Mediterraneo II. L’azur des déserts (1992-93) per voce e quattordici strumenti

Maurice Ravel, Trois poèmes de Stéphane Mallarmé (1913) per voce ed ensemble

Fausto Romitelli, Cupio dissolvi (1996) per quattordici esecutori

L’Ensemble Intercontemporain guidata dal maestro Matthias Pintscher, con il mezzosprano Monica Bacelli e l’arpista Frédérique Cambreling hanno eseguito con maestria i vari brani.
La musica contemporanea non è di facile ascolto e va un po’ praticata, forse per questo il teatro non era pieno come al solito.
A me è piaciuto molto e sinceramente un po’ mi dispiace che non vengano forniti gli strumenti perché un pubblico più vasto possa avere confidenza con le espressioni d’arte più complesse.
La musica di Romitelli è spettacolare e l’ascolto dal vivo amplifica il piacere.
Per chi volesse cimentarsi con Romitelli:

Ma non è finita! Domenica ritorno alla Sala per vedere Simon Boccanegra del mio amato Verdi!


La struttura polivalente del Klavierstück XI di Karlheinz Stockhausen

4 gennaio 2014
Spartito del klavierstück XI

Spartito del klavierstück XI

La lezione di John Cage sull’aleatorietà e imprevedibilità nella musica, che agli esordi suscitava ilarità e sconcerto e spesso sdegno tra ascoltatori e critici, esercita una notevole influenza su molti compositori del tempo costringendoli a più di una riflessione.
Quando il ciclone Cage arriva nel vecchio continente alcuni compositori europei accolgono il concetto di alea ma lo inseriscono nella tradizione plurisecolare che privilegiava la costruzione razionalmente determinata di un brano musicale.
Non si accetta cioè pienamente il concetto di musica come esperimento totalmente imprevedibile, e si fa fare solamente un piccolo passo indietro al controllo esercitato sulla forma musicale dal compositore. Il compositore rinuncia a determinare ogni minimo particolare della composizione, lasciando all’interprete un certo campo di libere scelte, naturalmente previste dal compositore.
I due esempi più noti di questa tendenza furono La terza sonata per pianoforte di Pierre Boulez e il Klavierstück XI, di cui qui si parla, di Karlheinz Stockhausen, entrambi eseguiti nel 1957.
Il Klavierstück XI (Pezzo per pianoforte XI) di Stockhausen è un insieme di 19 frammenti isolati su una specie di spartito molto grande, è necessaria un’intelaiatura apposita per tenerlo aperto sul leggio del pianoforte, e al termine di ogni pezzo sono indicate le istruzioni su andamento, dinamiche e modi d’attacco con cui va suonato il frammento successivo, quale che sia.
L’aleatorietà consiste nel fatto che l’esecutore non deve pianificare in anticipo il suo percorso, ma suonare di volta in volta quel frammento su cui gli cade casualmente l’occhio; e anche se non tutti i frammenti sono stati ancora eseguiti, il Klavierstück ha comunque termine quando uno di essi sta per essere suonato per la terza volta. L’autore da l’indicazione di suonare questa composizione per due volte durante lo stesso concerto a distanza di tempo, di modo che il pubblico possa rendersi conto della differenza tra le esecuzioni.
Una composizione che può quindi avere innumerevoli versioni.

Ho già avuto occasione di esprimere l’interesse per i protagonisti della cultura di questi anni e il piacere che provo nell’approfondire le opere di questi artisti che mi piace definire come dei magnifici visionari.


Frank Zappa

4 dicembre 2013

Frank Zappa Vent’anni addietro ci lasciava Frank Zappa.
Frank era personaggio eccentrico e musicista eccezionale dotato di una creatività inesauribile. Non è possibile definire il suo stile perché il suo stile attraversa molti generi musicali dal rock alla musica contemporanea.

Dal sito ondarock.it ripropongo questo estratto (qui l’articolo completo):
Un genio iconoclasta, una mente libera, indipendente e acuta che sputa fiamme e vetriolo contro l’AmeriKa, non solo quella di Nixon e della guerra in Vietnam, ma anche quella dell’ipocrisia sessuofoba, del falso moralismo, del dio-denaro.
Nemico acerrimo dell’uso di droghe d’ogni tipo e delle condizioni standard delle sue chitarre elettriche, che faceva modificare maniacalmente, tiranno despota all’interno delle sue band, ma persona gentilissima e generosa nella vita reale.
Un musicista che ha saputo distillare con singolare intelligenza e inconfondibile personalità un sincretismo musicale ineguagliato e forse ineguagliabile. Come diceva Carmelo Bene, musica de-genere, ossia non etichettabile, incapsulata in un genere. Rock’n’roll, blues, musica classica contemporanea, jazz, doo-woop, vaudeville, musique concrête, Zappa-alchimista distilla in bizzarri alambicchi tutto quanto lo ha preceduto e quanto gli sta intorno a formare, appunto, quello stile inconfondibile, zappiano.

Per quelli della mia generazione rimane memorabile il concerto tenuto il 7 luglio 1982 al parco Redecesio alla periferia di Milano.
Caos assoluto, cariche della polizia, e l’assalto di fameliche zanzare a spettatori e musicisti.
Frank Zappa nel disco The Man From Utopia pubblicato pochi mesi dopo ha richiamato l’esperienza del concerto comparendo nella copertina con la chitarra in una mano e nell’altra una paletta per allontanare i molesti insetti.
The Man From Utopia

In questo periodo di mio interesse per le avanguardie e la musica contemporanea propongo due brani.
Il primo è il brano di musica contamporanea Questi cazzi di piccione dal disco The Yellow Shark, titolo che richiama la sua origine italiana:

Il secondo me lo ha suggerito Alessandra che al concerto dell’82 era presente ed è un’apparizione televisiva di un giovanissimo e irriconoscibile Frank che sperimenta suonando biciclette avvicinandosi alle invenzioni di John Cage.


Il Gruppo 63

27 novembre 2013

Sala Weil WeissLa sala Weil Weiss del Castello Sforzesco di Milano è molto accogliente con tutti quei libri a tappezzare le pareti.
L’occasione per visitarla è stata la conferenza sul Gruppo 63 tenuta da Nanni Balestrini in occasione dell’ottima e riuscita rassegna MilanoBookCity.
Il Gruppo 63 nasce nell’ottobre 1963 a Palermo durante una rassegna dedicata alla musica contemporanea, raccoglie e formalizza esperienze artistiche che si erano manifestate negli anni precedenti e che sono di rottura nei confronti delle espressioni della cultura tradizionale.
Le avanguardie come venivano e vengono definite sperimentano nuove modalità artistiche spostando l’accento dai contenuti del neorealismo per giungere alla rivoluzione delle forme, passando dal linguaggio inteso come forma al linguaggio inteso come sostanza.
Molti sono i protagonisti di quella stagione nella letteratura, nella musica e nelle varie forme d’arte, e spesso caratterizzati da una peculiare vis polemica.
La fase più importante dura fino all’esplodere della contestazione del ’68 ma ha conservato una sua vitalità e importanza testimoniate dal fatto che in questo 2013 molte sono state le iniziative celebrative dei 50 anni.

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In una di queste iniziative che celebravano il Gruppo 63 nel mese di settembre nel corso della rassegna MITO siamo andati a un concerto di musica contemporanea alla Palazzina Liberty di Milano.
Questo il programma del concerto Omaggio al Gruppo 63:

Franco Donatoni
For Grilly improvvisazione per 3 fiati, 3 archi e percussione
Franco Evangelisti
Proporzioni, strutture, per flauto solo
Domenico Guaccero
Esercizi, per pianoforte
Esercizi, per clarinetto
Vittorio Fellegara
Ricercare Fantasia, per pianoforte
Sylvano Bussotti
Tableaux vivants avant ‘la passion selon sade’, per 2 pianoforti
Luciano Berio
Sequenza per flauto
Thema ‘Omaggio a Joyce’ per nastro

Propongo il brano che mi è di più piaciuto: Sequenza per flauto di Luciano Berio:

Ho comprato alcuni libri che spero mi consentiranno di ritornare sull’argomento.
Se qualcuno fosse interessato qui può ascoltare alcune testimonianze.