Cronache del sud

25 giugno 2014

Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni.
Da Un poeta di lingua morta di Giovanni Pascoli
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Per me Gallipoli è voci e visioni. Sapori, odori, colori estivi. Perché d’inverno non ci sono quasi mai venuto.
La scorsa settimana io e Francesca siamo stati qualche giorno a Gallipoli a trovare la mia mamma che passa l’estate in questa cittadina sul mare Jonio.
Negli ultimi anni ci vado a intervalli con lunghe pause tra una visita e la successiva perché ho un rapporto contrastato con questa terra e sinceramente alcuni aspetti locali immancabilmente mi fanno passare la voglia di tornare.
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Giugno e settembre sono i periodi migliori per godersi il mare con tranquillità. E per quanto la settimana non sia stata con un tempo meteorologico ideale io, la mamma e Francesca abbiamo passato delle ottime giornate.
La spiaggia era praticamente deserta, poca confusone in generale (tranne per la trombetta di un tifoso che ha suonato tutta la notte dopo l’unica vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio), ottimi cibi, clima caldo ma sopportabile.
E una bandiera rossa ci attendeva tutte le mattine in spiaggia….
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Ultimamente sono piuttosto assente perché continua la mia difficoltà a tradurre in scrittura le molte idee che mi passano per la mente.
Ma non demordo. So che verranno tempi migliori.
Ciao cari!
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Girando per Milano (el prestin di scans)

6 giugno 2014

Nella strada chiamata la Corsia de’ Servi, c’era, e c’è tuttavia un forno, che conserva lo stesso nome; nome che in toscano viene a dire il forno delle grucce, e in milanese è composto di parole così eteroclite, così bisbetiche, così salvatiche, che l’alfabeto della lingua non ha i segni per indicarne il suono (El prestin di scans).
I Promessi Sposi
– Alessandro Manzoni – cap. XII
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Talvolta se ho bisogno di dedicarmi del tempo prendo un giorno di ferie senza dire nulla. La mattina di quel giorno mi alzo come per andare in ufficio e mi reco dove mi portano i pensieri.
Quando prendo più giorni, come è accaduto in questa settimana che va a finire, è più complicato appropriarmi di tutto il tempo a disposizione.
In questo caso si condividono le attività, e siccome sono in una famiglia a maggioranza femminile, le attività che si condividono spesso non soddisfano pienamente i miei gusti e i miei interessi.
Entrare in alcuni negozi per rimanerci più del dovuto (che per me è: entro, prendo, pago, esco!) mi blocca la mente e mi trasformo persino nell’espressione.
Se poi devo anche provare vestiti la situazione diventa drammatica dopo pochi minuti.

***
Ma confesso che questi giorni passati con Francesca e soprattutto con Alessandra a girare Milano sono stati piacevoli nella maggior parte.
La città offre molte attrattive davvero interessanti e il tempo, quello meteorologico, ci ha decisamente favorito.

Ho anche avuto modo di visitare con calma qualche libreria, le librerie sono i miei luoghi preferiti, la mostra di Piero Manzoni, qualche piacevole locale dove consumare street food e di apprezzare alcuni luoghi ed edifici di Milano.
Da qualche tempo ho allenato lo sguardo a cercare meglio nella città qualcosa che mi possa colpire.
Ho iniziato ad alzare lo sguardo da terra.

All’inizio di Corso Vittorio Emanuele ho scovato la targa della fotografia che ricorda l’assalto ai forni di cui parla Manzoni ne I Promessi Sposi.
I Promessi Sposi li ho ripresi dopo anni e mi hanno ri-catturato.
Mi ha dato veramente molto piacere rileggerli e ora che sono quasi alla fine li leggo più lentamente perché non vorrei terminassero.

***
Ormai è difficile sentir pronunciare da qualcuno la parola prestiné, perché il dialetto a Milano si va perdendo.
Ma qui, a Milano e forse in Lombardia, si è come tradotta la parola e normalmente diciamo prestinaio, che ora sappiamo avere origine latina, per indicare il negoziante che vende il pane.


“È di Fiuggi non di Oxford!”

28 maggio 2014

Giro 2014
“È di Fiuggi non di Oxford!”
Questo il commento di un giornalista al gesto che il corridore ha esibito appena passato il traguardo da vincitore della tappa odierna del Giro d’Italia arrivato a Vittorio Veneto.
Sebbene poco elegante la cosa mi ha divertito perché il ragazzo ha preparato il gesto con molta cura, un po’ come ha scelto il momento giusto con uno scatto a circa un chilometro dall’arrivo per staccare i compagni di fuga.
L’essenza della tappa di oggi è tutta negli ultimi due minuti di corsa (nel video dal minuto 6,30).
Il giovane ciclista ha poi chiesto scusa.

Per gli appassionati: domani tappa di montagna da non perdere con arrivo in salita al rifugio Panarotta in Valsugana.


Lasciami a stare

14 aprile 2014

Allan del blog Adimer passing mi ha raccontato che un suo amico quando veniva importunato era solito dire “lasciami a stare” che è una traduzione alla lettera del modo di dire milanese “lasum a sta”.
Questa storiella mi ha divertito molto e se ci penso mi diverte ancora.
Mi diverto un po’ meno quando invece a me non mi “lasciano a stare”.

***

Sono tornato a casa con l’intenzione di scrivere un commento a una trasmissione vista sull’ottimo canale Rai Storia sul fenomeno storico del Brigantaggio.
Forse mi sarebbero bastate due ore per documentarmi e riflettere su cosa scrivere, ma una serie di inopportune circostanze mi ha impedito di potermi dedicare al compito.
E siccome chillo ‘o sape, come diceva il grande Troisi, che non amo stare al telefono per più di 30 secondi, ho ricevuto anche una chiamata che mi ha inchiodato per circa mezz’ora al telefono e in cui al massimo ho pronunciato cinque parole.

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La concentrazione è svanita e l’umore si è progressivamente deteriorato.
Urgeva un antidoto.
La musica come quasi sempre mi è venuta in soccorso.
Il rimedio l’ho naturalmente trovato nelle Variazioni Goldberg (BMW 988) di Johann Sebastian Bach di cui ho un’edizione interpretata nel 1981 da Glenn Gould.
Propongo un breve video di Gould mi pare del 1955.


Come un sasso

18 gennaio 2014

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Sono parecchi giorni che mi sento come un sasso.
Come un quadrello direbbe il mio amico Allan.
Con la stessa capacità di pensiero di un sasso, tendente verso lo zero.
Mi sono venute anche alcune idee per qualche post ma poi non mi riusciva di mettere in fila le parole.
Solo letture e musica come unica attività ammessa.
Fuori piove da giorni ricreando una situazione fastidiosa e umida che insieme mi si addice e mi disturba.
Un’atmosfera da Blade Runner fuori e dentro di me.
Roba da andare in letargo.
Io so che Gennaio e Febbraio sono i mesi duri del mio inverno.

***

Ieri sera mentre leggevo di rivoluzione francese c’era qualcosa che mi distraeva.
In principio non riuscivo bene a capire cosa mi distraesse, mi sono dovuto fermare e guardarmi intorno.
Poco prima Francesca su un foglio da appunti aveva buttato giù, distrattamente, un volto.
E gli occhi di quel volto erano ciò che mi distraeva perché avevo l’impressione che mi osservassero con intenzione.
Non ho potuto evitare di osservarli a mia volta.

Disegno di Francesca

Disegno di Francesca

***
Speak low when you speak love
Our summer’s day withers away too soon, too soon
Speak low when you speak love
Our moment is swift like ships adrift
We sail apart too soon

C’è un brano che ascolto nella trasmissione di libri della mia radio preferita; mi piace molto e lo trovo adatto a questi giorni, soprattutto la pratica dello speak low
Il titolo è appunto Speak Low ed è suonato da Chet Baker & Gerry Mulligan.
(Interessante anche la versione cantata da Sarah Vaughan: qui)


È passato Natale…

28 dicembre 2013

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata…
Dalla poesia Natale di Giuseppe Ungaretti
Rami spogli
Volevo scrivere un post sulla particolare forma di misantropia che mi assale nel periodo delle feste natalizie.
Ma serve una particolare predisposizione d’animo che in questo momento mi manca, e quindi rimando.
Devo poi confessare che queste feste oltre a suscitare sentimenti contrastanti, rappresentano per me anche un rito di iniziazione che ogni anno si rinnova.
Lentamente si esce dalla frenesia commerciale dei regali, dal divertimento coatto del veglione di capodanno, le giornate almeno formalmente iniziano ad allungarsi. E anche se subito non si nota, poterlo pensare è già qualcosa.
Certo incombono gennaio e febbraio, che per me sono i “mesi grigi” e freddi dell’anno, perché qui da noi, nella pianura padana, sono veramente così.
Con il freddo umido che supera tutti gli strati di copertura e ti invade l’anima.

Questa mattina siamo usciti per qualche rifornimento e invece della pioggia annunciata c’era un’atmosfera particolare, intervalli di luce tra mutevoli nuvole e squarci di sole.
I miei pensieri rimanevano impigliati ai rami spogli degli alberi, in lontananza una speranza di luce.

In qualche rara giornata invernale si può già pensare alla primavera.

***

Il mio nuovo berretto

Per ora di queste feste mi rimane una bella serata in famiglia, il mio nuovo berretto nepalese, un robusto raffreddore.
Una gran voglia di leggere Kant e visitare mostre d’arte.

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Dipinto di Francesca - 2013


Reticolo

2 settembre 2013

Reticolato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Devo avere già accennato che al mattino, almeno fino a una certa ora, ho qualche difficoltà a parlare e soprattutto ad ascoltare.

Quando esco al mattino per recarmi al lavoro è molto presto, già alle 7 emergo dalla metropolitana e lascio che oziosi vagolino i miei pensieri, salutare preludio all’attività giornaliera che mi attende.

Ma questa mattina i miei pensieri si sono impigliati in un reticolo di cavi elettrici, cavi del tram, scie di aerei e non so che altro.

È stato come un avvertimento che settembre è ritornato; che è ricominciato il solito insensato ritmo.