#labicinonsitocca

30 novembre 2015

20151120_125917
Per me che utilizzo la bicicletta tutto l’anno oggi è un giorno da “pessimismo della ragione”, citando Gramsci.
In generale poi quel poco di ottimismo che mi rimane viene eroso un po’ ogni giorno, e ormai sono proprio in riserva.

L’accadimento odierno proviene da un emendamento di un senatore PD, nientemeno, che propone un articolo che impone targa e bollo alle biciclette.

Chi usa la bicicletta avrebbe bisogno di spazi, sicurezza e incoraggiamenti invece che di restrizioni, tasse e ostacoli.
Mi aspetterei che certi provvedimenti arrivassero dal fronte politico conservatore, invece che da quello progressista.

Oggi è iniziata a Parigi la conferenza Onu chiamata Cop21 che lancia un preoccupato allarme sull’inquinamento del pianeta.

Direi che l’iniziativa del senatore PD è connotata da un tempismo formidabile!
E sicuramente diranno che sono stati fraintesi…


mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia….

17 novembre 2014

Lo so, lo so che questo non è cipria, è sorriso…
e sì, che non è luce, è solo un attimo di gloria
e riguarda me, che sono qui davanti a te sotto la pioggia
mentre tutto intorno è solamente pioggia e Francia…

Chissà cosa possiamo dirci in fondo a questa luce…
quali parole, luce di pioggia e luce di conquista…
lasciamo fare a questo albergo ormai così vicino,
così accogliente, dove va a morir d’amore la gente…

Io e te, chissà qualcuno ci avrà pure presentato…
e abbiamo usato un taxi più un telefono più una piazza
Io e te, scaraventati dall’amore in una stanza,
mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia e Francia…

Parigi di Paolo Conte

Sono tornato a casa con la mia fedele bicicletta in questa prolungata stagione monsonica che sembra non finire mai.
Naturalmente completamente bagnato dalla pioggia tenace e insistente di questo periodo.
Come mi sento?
Siccome fuori piove un mondo freddo mi ci vorrebbe un accappatoio azzurro, e non sarebbe male che la moglie tutta bionda e tutta bella di Angiolino mi regalasse una frittella con le mele e con il vino.


Il carretto passava e quell’uomo gridava….

1 settembre 2014

Renzi e il carretto

Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati
Al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti…

da I giardini di marzo di Lucio Battisti

Questo è il meglio che abbiamo……


Malgré moi…

23 maggio 2014

…Viva!… Giovanotto, non abbia paura, venga… Lei… si vede… istruito… Stia attento, il terreno… ssvvtt!… Mi capisce? Guardi, guardi quello lì… Era DC. Socialista. Viva!… Mi capisce?
E mia madre, la mamma, una santa… azione cattolica… destra della DC, nel dopoguerra… Ha votato PCI. E allora uno dice: come è cambiata la mamma!… Che dialettica…
No, lei è rimasta uguale, tale e quale. Sono i partiti che… ssvvtt!… slitten… slittano! Viva!…
E se i partiti slittano, da vecchio uno si trova ad essere più rivoluzionario… nominalmente.
Io ci ho un figlio… extraparlamentare. Non beve, gente seria, che non scazza. Ecco, se rimanesse lì… DP… quella roba lì… tra tre o quattro anni … partito di centro!… ssvvtt!… Capito lo scivolo?
Bisognerebbe saltare sempre, come la lepre… E chi ce la fa?
Perché vede, uno si mette qui, in una fatta… sarebbe la buca della lepre… Ecco, io sono qui, a sinistra. Quell’altro… lì… un’altra buca, più a destra. Giusto, è il suo posto, ci si trova bene. Dopo, i partiti… ssvvtt!… Tutti nella stessa buca. Un troiano. Viva!
Esci dalla buca, se ti riesce… vai più a sinistra, più a sinistra che puoi… il paese si sposta tutto a sinistra: un governo di sinistra!
Dunque: Andreotti, Moro, Rumor… questo lo metto qui… Fanfani qui… Donat-Cattin… Troppo?… Ecco, Colombo… Così, va bene così.
Blululum! Crolla di nuovo. Bisogna cambiare.
Allora: Andreotti lo sposto e lo metto qui… Moro, qui… no, qui c’era già prima… meglio qui… Gui… Gui lo butto via… Moro, Rumor… Mi avanza un Fanfani… Allora sposto Piccoli… con un po’ di pazienza…
È calcolato che con gli stessi omini spostati giusti si possono fare tremilasettecentoquarantadue combinazioni!
Viva!
Dallo spettacolo di Giorgio Gaber Libertà obbligatoria 1976 (audio)

Particolare di Le Penseur - Auguste Rodin (1840-1917)

Particolare di Le Penseur – Auguste Rodin (1840-1917)


Non ne vengo a capo.
Ho assistito a una campagna elettorale senza il respiro delle idee, senza cogliere progetti capaci di guardare oltre l’immediato, senza un disegno progressista (ma progressista è ancora una categoria della politica?).
Ho un bel da fare a spremere i miei pensieri.
Mi tocca rassegnarmi al voto utile. Ancora una volta.

Speriamo bene…


23 gennaio 1973

23 gennaio 2014

Compagno Franceschi sarai vendicato
dalla giustizia del proletariato
nel cuore nel canto di chi lotterà
il Compagno Franceschi vivrà

Strofa di una canzone che veniva cantata nei cortei studenteschi degli anni ’70.

IMG_4357

Il 23 gennaio 1973 all’incrocio davanti all’università Bocconi di Milano in seguito a scontri fra studenti e la polizia vengono esplosi alcuni colpi di pistola dalle forze dell’ordine.
Lo studente Roberto Franceschi viene colpito e morirà dopo pochi giorni.
Come dice il manifesto riportato di seguito gli studenti milanesi incaricano alcuni artisti perché venga preparato un monumento che ricordi Franceschi e tutti i caduti delle lotte popolari dopo il 1945.
Il monumento viene posato il 16 aprile del 1977 davanti all’università, nel luogo degli scontri.

Mi colpisce rileggerlo ora perché nel manifesto ci sono concetti, termini e accenti che sembrano di un’altra epoca.
Che fine ha fatto la “classe operaia”?

UN MONUMENTO A ROBERTO FRANCESCHI E A TUTTI I CADUTI DELLE LOTTE POPOLARI DAL ’45 AD OGGI

Dal 1945 ad oggi sono stati uccisi in Italia più di 170 proletari durante manifestazioni politiche e sindacali. La Resistenza contro il fascismo e le forze politiche ed economiche che lo sostengono non è finita.
I compagni caduti nei momenti di lotta dal ’45 ad oggi devono essere ricordati come nuovi partigiani.

Gli studenti di Milano hanno chiesto ad un gruppo di artisti di affermare questi valori sociali, realizzando un monumento al loro compagno, Roberto Franceschi, ucciso dalla polizia davanti all’Università Bocconi, il 23 gennaio 1973, durante una manifestazione per ottenere l’uso di un’aula per un assemblea unitaria di operai e studenti.
Il comitato degli artisti nel corso di due anni di lavoro, sviluppa il dibattito politico con assemblee e mostre in cui vengono esaminate diverse decine di progetti.
Giunge alla votazione unanime della seguente linea politica e progettuale: Franceschi – e tutti i compagni caduti – sono morti in difesa dei valori della classe operaia, per la libertà, la democrazia, la giustizia sociale e in sostanza per affermare che i mezzi di produzione sono gli strumenti del lavoro umano e devono appartenere a chi li usa.
Quindi, un simbolo degli strumenti di lavoro espropriati, sia negli aspetti positivi che negativi, è particolarmente significante per ricordare – in modo continuativo ed effettivo – le ragioni di questi momenti di lotta fuori dai temi usuali di tipo celebrativo.

Questo simbolo viene realizzato senza compromissioni con le forze politiche ed economiche che sono le vere responsabili di queste morti.
Questo simbolo viene realizzato da parte degli artisti con un lavoro di analisi e verifica collettiva che è garante della qualità complessiva dei contenuti politici e dalla loro forma.
L’oggetto concreto, scelto tra quelli più rappresentativi del lavoro, un maglio di sette metri di altezza e del peso di cinquanta tonnellate, sarà collocato davanti all’Università Bocconi, nel corso di una manifestazione di massa.

Il grande oggetto scelto accuratamente in funzione della sua pregnanza formale sara’ disposto in funzione dell’immagine complessiva: contrasto violento e inusuale fra l’oggetto concreto – simbolo del lavoro, oggi alienato – e l’edificio dell’Università – simbolo della cultura, oggi separata -.

Il monumento recherà la seguente scritta:
A ROBERTO FRANCESCHI E A TUTTI COLORO CHE NELLA NUOVA RESISTENZA DAL ’45 AD OGGI CADDERO NELLA LOTTA PER AFFERMARE CHE I MEZZI Dl PRODUZIONE DEVONO APPARTENERE AL PROLETARIATO.

Si lancia un appello alla classe operaia perché essa sia protagonista di questa iniziativa che testimonia la sua presenza e la volontà di continuare la lotta dei suoi caduti.
Si chiede agli studenti, agli intellettuali e a tutti i democratici di contribuire politicamente all’iniziativa e di sostenerla.
23.1.1976

Gli artisti del comitato promotore

Alik Cavaliere, Paolo Gallerani, Enzo Mari, Lino Marzulli, Fabrizio Merisi, Pino Spagnuolo; Mauro Staccioli, Tino Valeri (gruppo di coordinamento);
Giorgio Albertini, Gabriele Amadori, Vittorio Basaglia, Agostino Bonalumi, Gustavo Bonora, Davide Boriani, Giovanni Canu, Eugenio Carmi, Nicola Carrino, Enrico Castellani, Mino Ceretti, Nino Crociani, Fernando De Filippi, Salvatore Esposito, Attilio Forgioli, Giansisto Gasparini, Alberto Ghinzani, Maurizio Giannotti, Umberto Mariani, Franco Mazzucchelli, Giuseppe Migneco, Vitale Petrus, Dimitri Piescan, Arnaldo Pomodoro, Giovanni Rubino, Emilio Scanavino, Paolo Schiavocampo, Francesco Somaini, Pippo Spinoccia, Alberto Trazzi, Luigi Volpi

con questo manifesto si apre la campagna di adesione e sottoscrizione per la realizzazione del progetto entro il 23 gennaio 1977

hanno già aderito:

GIUSEPPE ALBERGANTI
GIULIO CARLO ARGAN
ARIALDO BANFI
LELIO BASSO
GIUSEPPE BRANCA
GIORGIO BENVENUTO
RICCARDO LOMBARDI
FERRUCCIO PARRI
SANDRO PERTINI
GIOVANNI PESCE
GUIDO QUAZZA
UMBERTO TERRACINI
DAVIDE M. TUROLDO
collettivo unitario degli studenti dell’Università L. Bocconi
IMG_4355


L’utopia di mister B.

3 gennaio 2014

L'Utopia di B1

Purtroppo con il passare del tempo alcuni episodi perdono nella mia memoria la loro nitidezza. Lo dico perché ho comprato il libro Patria di Enrico Deaglio che passa in rassegna gli anni dal 1978 al 2010 attraverso gli avvenimenti più o meno importanti di ogni anno, e che mi si è casualmente aperto su un episodio che avevo proprio accantonato.

Siamo nell’estate del 1986 e su Canale 5 viene trasmessa un’intervista:

Intervistatrice: “Lei è un grande studioso di classici”
Il cavaliere: “Ma no, non dica così”
Intervistatrice: “Si, invece, non faccia il modesto. Lei, dottore, ha appena pubblicato un’edizione pregiata dell’Utopia di Tommaso Moro, con una bellissima prefazione e una perfetta traduzione dal latino…”
Il cavaliere: “Be’, in effetti il latino non lo conosciamo tutti, bisogna tradurlo…”
Luigi Firpo, 71 anni, studioso della storia rinascimentale, monumento di erudizione, cattedra di Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino, è in vacanza e sta facendo zapping. Quando l’intervistatrice legge alcune righe della prefazione di Berlusconi, l’anziano professore la riconosce immediatamente come sua, appena data alle stampe per l’editore Guida di Napoli.
Riesce ad avere una copia edita dalla Silvio Berlusconi Communication e osserva che Berlusconi ha copiato interi brani della prefazione e della traduzione in latino. Scrive a Berlusconi intimandogli di ritirare tutte le copie. Berlusconi telefona scusandosi e accusando una segretaria disattenta.
Il vecchio professore minaccia di portarlo in tribunale. Berlusconi cerca di blandirlo, gli telefona un giorno si e uno no, per sei mesi, raccontandogli barzellette. Lo invita a Canale 5 per parlare del papa. Berlusconi è dietro le quinte con una busta di denaro “per il suo disturbo e per l’onore che ci fa”, che il professore sdegnosamente rifiuta. Berlusconi continua: per Natale gli regala una valigetta 24ore in pelle di coccodrillo con le cifre LF in oro, un enorme mazzo di orchidee e un biglietto: “Per carità non mi rovini”.

L'Utopia di B2
Firpo manda tutto indietro con un biglietto: “Preferisco la mia vecchia borsa sdrucita.”
(Le parti in corsivo sono tratte dal libro a pag. 222; le immagini sono tratte dal web)

***

Ho fatto qualche ricerca e ho trovato un’articolo di Marco Travaglio su Repubblica del 23 marzo 2006 che spiega ancora meglio come sono andate le cose.
Qui si può leggere l’articolo.

Che altro c’è da dire. In questo episodio si può riconoscere almeno una parte della filosofia che ispira questo individuo che ci ha governato per gran parte degli ultimi 20 anni.
E che l’abbaglio che ha colpito gran parte del popolo italiano ha invece origine circa 30 anni fa, quando cioè attraverso le sue televisioni ha intorpidito e ottenebrato i sensi e la ragione di troppe persone.


Primitivi o inetti?

21 ottobre 2013

Son chì, son là che cunti nient
e che ghe vègna on accident
ai cervellon, ai lazzaron del parlament.
Son chì che gh’hoo duu oeugg de matt
e son finii a ciappà i ratt
me borlen giò anca i ball e i sentiment.

Mi voraria savè quèll’òstia,
quel gran figlio di una bèstia
che on bèll dì m’ha saraa sù l’Alfa Romeo.
Sarò anche il figlio di on terron
ma rièssi nò a vèss on coion
e intant me brusa el bus del cuu… e marameo.
(alcuni versi da Mond lader di Roberto Vecchioni)

Mi basta ricordare il roboante programma delle TRE I, impresa-inglese-informatica, di questa destra maldestra, o la velenosa campagna contro i fannulloni del pubblico impiego arrogantemente portata aventi dal mancato premio nobel Brunetta, per commentare la notizia che all’Asl di Caserta sono stati pagati ai medici di famiglia circa 6000 pazienti che per varie ragioni non dovevano assistere, per un danno calcolato dalla guardia di finanza di 1.500.000 euro (la notizia su Repubblica e sul Corriere).
***
A meno che in certi uffici pubblici “grigi impiegati” non compilino polverosi registri con pennino e inchiostro, visiera e relativi manicotti alla camicia per non sporcarsi, la risoluzione di questi problemi sarebbe questione di niente se affidata ad un ragazzino sui 15 anni che magari ti fa anche un app con cui ti compare in tempo reale ciò che non va.
In casi come questo basterebbe incrociare le informazioni degli archivi di quegli uffici che erogano servizi e prestazioni con l’anagrafe dei relativi comuni utilizzando un semplice programma informatico per avere automaticamente tutto ciò che serve per evitare sprechi e truffe.
E questo genere di situazione è molto diffusa nel Paese, basta leggere la cronaca.
Questa incredibile inefficienza è anche il risultato dell’inettitudine di una classe di dirigenti, pubblica ma anche privata, ormai da troppi anni selezionata per appartenenza più che per competenza.
Non ce la possiamo cavare.
***
C’è un interessante libro di Nunzia Penelope, Ricchi e poveri, che ben racconta le dinamiche della distribuzione della ricchezza.
In Italia il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza, il restante 90% si divide l’altro 50%.
Penso che a livello mondiale sia in atto una imponente lotta di classe da parte della ricchezza che si rifà sempre più sui paesi del sud o diversamente marginali, sulle persone “diverse”, su quelle più indifese.
Il fallimento di questo nostro Paese è aggravato dal fallimento della politica della destra che è un fallimento soprattutto culturale.
Cos’è rimasto alla fine delle “tre i”?
L’impresa è fallita, l’informatica complica invece che semplificare, l’inglese è prerogativa di pochi.
E nell’imitazione becera di alcune posizione della destra sta anche il fallimento della sinistra.
Oltre il danno anche la beffa!

***
Per me tra primitivismo e inettitudine prevale la seconda.
Sempre che non ci sia dolo.
La canzone di Vecchioni descrive piuttosto bene il mio stato d’animo.
Ahimè!