Una notte all’opera

24 gennaio 2016


Il titolo del post è tratto da un film dei Marx Brothers, da cui il breve video, e l’ho utilizzato come pretesto per raccontare la mia serata al Teatro alla Scala.

La rappresentazione di un’opera al Teatro alla Scala per me significa assistere a qualcosa di solenne. Il silenzio durante l’esecuzione è prerogativa essenziale, gli applausi devono partire solo dopo la fine della musica e poi non mi piacciono i bis perché interrompono la mia partecipazione allo svolgimento della vicenda.

Qualche sera fa sono stato a vedere Rigoletto, che come ho più volte affermato è la mia opera preferita.
Per esperienza quando inizia qualsiasi esibizione almeno una quindicina di persone vengono colpite da tosse convulsa e asinina e altrettante si ricordano di voler assaporare una caramella di quelle che quando le scarti producono un consistente e acuto “stopiccio” di carta plasticata.
Invece niente. L’opera è iniziata è tutto è filato via senza disturbi, e solo nell’ultimo dei quattro tempi qualcuno ha ceduto ma più per stanchezza che per altro.

Rigoletto locandina 2016

L’opera mi ha rapito, è stata bellissima.
Dalle prime note e fino alla fine mi ha distratto dalla faticosa quotidianità dei miei pensieri per condurmi verso un ideale luogo estetico ed estatico.
Che è il luogo dove ci portano i capolavori se solo abbiamo la pazienza di dar loro l’attenzione che reclamano.

Ma naturalmente l’esecuzione non è stata perfetta.
Buona e collaudata la regia teatrale di Gilbert Deflo, e buona la direzione musicale di Nicola Luisotti pur con qualche sbavatura.
Ottime le voci principali di Gilda, Nadine Sierra, del Duca di Mantova interpretato da Vittorio Grigolo e di Rigoletto cantato da Leo Nucci.
Qualche problema c’è stato con il volume dell’orchestra in alcune scene, e con le voci minori. Nel famoso quartetto “Bella figlia dell’amore” quasi non si sentiva la voce di Maddalena.

C’è stato anche il bis dell’aria della “vendetta” di Rigoletto, e alla fine grandi applausi per tutti con ovazioni per i tre protagonisti.

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Spesso vengono evidenziati i problemi di una grande città come Milano e non a torto.
Ma Milano offre anche molte opportunità sotto molti aspetti.
L’offerta culturale di Milano è senz’altro di grande livello.

E quindi mi ritengo in qualche misura fortunato a poter assistere ad alcuni avvenimenti culturali, e di aver passato Una notte all’opera!

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Je suis marxiste…

18 aprile 2013

…tendance Groucho
Groucho Marx

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In fondo ad ogni credenza c’è una verità. In fondo ad ogni salotto c’è una credenza. Questo dimostra inconfutabilmente che i salotti esistono.

Trovo la televisione davvero molto istruttiva. Ogni volta che qualcuno mette in funzione l’apparecchio, me ne vado nell’altra stanza a leggere un libro.

Amo è la parola più pericolosa per il pesce e per l’uomo!

Come ci si puo divertire in una festa in cui le birre sono calde e le donne sono fredde?

I film e i libri di Groucho Marx mi hanno sempre dato un senso di divertito appagamento logico. Un umorismo del non-sense che mi ispira spesso.

***

Karl Marx

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo è l’altro Marx. Karl Marx.

Mi diletta leggere Karl Marx, ma in modo diverso da Groucho.
Amaro appagamento logico.
Come mi è già capitato di scrivere penso che molti dei nostri problemi abbiano profonde radici nel sistema economico capitalistico.
Per questo motivo e per la difficile situazione economica generale, in questo periodo cerco letture critiche del capitalismo che mi facciano riflettere e mi confortino nelle mie convinzioni.
Da ieri ho iniziato la rilettura dei Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Marx tradotti e curati da Norberto Bobbio. Un libretto interessante con una trattazione non propriamente scientifica perché pubblicato su quaderni compilati nel periodo parigino quando Marx aveva 26 anni, ma molto acuta e anticipatrice.

Alcuni brani dalle prime pagine riportati un po’ come gli aforismi precedenti di Groucho:

La domanda di uomini regola necessariamente la produzione degli uomini, come di ogni altra merce. […] L’esistenza dell’operaio è quindi ridotta alla condizione di esistenza di ogni altra merce. L’operaio è diventato una merce ed è una fortuna per lui trovare un acquirente.

Non è detto che l’operaio guadagni necessariamente quando guadagna il capitalista, però quando questi perde, egli perde necessariamente.

Essendo l’operaio degradato a macchina, la macchina può presentarglisi innanzi come una concorrente.

Mentre la rendita fondiaria del possidente ozioso ammonta il più delle volte alla terza parte del prodotto della terra e il profitto del capitalista intraprendente persino al doppio dell’interesse del denaro, il massimo che l’operaio guadagna nel caso più fortunato ammonta a tanto che su quattro figli due devono morirgli di fame.

Con le dovute differenze e considerazioni sul fatto che siano passati quasi due secoli trovo particolarmente attuali molti argomenti dell’analisi marxiana.
Più avanti scriverò sul lavoro estraniato cioè sull’alienazione.


A Night in Casablanca

5 aprile 2011


I Fratelli Warner contro i Fratelli Marx
È il 1942 quando esce il film “Casablanca” con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman prodotto dalla Warner Bros. Qualche tempo dopo i fratelli Marx annunciano il loro nuovo film: “Una notte a Casablanca”, che uscirà nel 1946.
La Warner Brothers diffidò i Marx perché nel titolo del loro film utilizzavano il nome “Casablanca”.
Di seguito la lettera che Groucho Marx spedì ai fratelli Warner, Harry e Jack.

Cari Fratelli Warner,
sembra ci sia più di un modo di conquistare una città e di mantenerla sotto il proprio dominio. Per esempio, fino al momento in cui noi abbiamo preso in considerazione di fare questo film, non mi era venuto in mente che la città di Casablanca appartenesse in esclusiva ai Fratelli Warner. Soltanto alcuni giorni dopo la notizia del nostro film, abbiamo ricevuto il vostro lungo, minaccioso documento che ci diffidava dall’utilizzare il nome Casablanca. Sembra che nel 1471 Ferdinando Balboa Warner, vostro trisavolo, alla ricerca di una scorciatoia per la città di Burbank, sia sbarcato sulle coste africane e, sollevando il suo Alpenstock (che in seguito convertì in un discreto stock di azioni in borsa), abbia battezzato il luogo Casablanca.
Il vostro atteggiamento davvero mi sfugge. Anche se voi considerate la possibilità di una riedizione del vostro film, sono sicuro che l’appassionato medio di cinema farà in tempo a imparare a distinguere Ingrid Bergman da Harpo. Io non so se ci riuscirei ma di sicuro mi piacerebbe provarci.

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