Arie notturne

1 giugno 2012

Bela m’es pressa de blezos
Cubertz de teintz vermelhs e blaus,
D’entresenhz e de gonfanos,
De diversas colors tretaus,
Tendas e traps e rics pabalhos tendre,
Lansas frassar, escute traucar, e fendre
Elmes brunitz, e colps donar e prendre
E homes mortz sobre teraa estendre!

Bertrans de Born (1140-1215 circa)
Da: Ar ve la coindeta sazos

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arie notturne

Non si parla di fastidiosi spifferi.
Ma de Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Seconda opera della trilogia popolare, dopo Rigoletto e prima di Traviata, messa in scena il 19 gennaio 1853.
Il Trovatore è un’opera che ascolto sempre volentieri, e mi incantano alcune sue parti. Non viene eseguita spesso forse perché richiede almeno quattro voci di livello, e anche il basso, quinta voce, ha un ruolo importante.
Alla Scala negli ultimi 40 anni è stata messa in cartellone solo in due stagioni.
Forse la prima immagine che viene in mente quando si pensa al Trovatore è l’ambiente dei cavalieri, dove la concitazione pervade animi e situazioni, degli accesi scontri tra rivali politici e in amore. L’aria più conosciuta, quella che accende l’entusiasmo è la famosa Di quella pira, in cui il protagonista corre a salvare la madre messa al rogo dal rivale.
Ma Il Trovatore non è solo questo, anzi. A leggere il libretto si scopre che la complicata storia, divisa in quattro parti, si svolge prevalentemente in situazioni notturne nelle quali Verdi, accanto alle scene concitate, descrive con la sua musica situazioni altamente liriche.
Di questi momenti notturni mi piacciono: Tacea la notte placida nella prima parte; Il balen del suo sorriso nella seconda parte.

D’amor sull’ali rosee
Ma l’aria che preferisco è D’amor sull’ali rosee nella quarta parte. Leonora, voce di soprano, sacrifica se stessa per amore, per liberare l’amato, sconfitto e messo in prigione dal rivale. La musica è così eloquente che il testo passa quasi in secondo piano. Il canto di Leonora prosegue mescolandosi con il Miserere cantato dai religiosi, per un’altra pagina memorabile dell’opera.

L’esecuzione è di Maria Callas.

D’amor sull’ali rosee

Vanne, sospir dolente:
Del prigioniero misero
Conforta l’egra mente…
Com’aura di speranza
Aleggia in quella stanza:
Lo desta alle memorie,
Ai sogni dell’amor!
Ma deh! non dirgli, improvvido,
Le pene del mio cor!

Come Casta diva della Norma di Bellini questo brano mi trasmette una magia impareggiabile. Se mai la musica ha una capacità di toccare la nostra sensibilità, di svolgere un compito diciamo “terapeutico” in particolari circostanze, ecco questo pezzo con me riesce nello scopo.

***

Mi è piaciuto accostare all’opera di Verdi una “poesia delle armi” di un troubador e Il Trovatore di De Chirico del 1955.