Successi di pubblico, spigolature.

28 novembre 2012

Successo di pubblico n. 1: Un nuovo partito

 

 

 

 

 

 

 

Dopo l’esperienza del più grande statista degli ultimi 150 anni, ognuno si sente in diritto di scendere in campo. Anche Emilio Fede.

Il fatto è che oltre ad avere qualcosa da dire bisogna trovare anche orecchie che ascoltino.

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Successo di pubblico n. 2: Un vecchio partito

 

Apprezzo le primarie del centrosinistra.
Oltre tre milioni di presenze, una grande partecipazione di persone molto pazienti con un grandissimo desiderio di dare un senso alla politica.
Ma non mi è piaciuto l’aver dubitato pubblicamente da parte di uno dei contendenti dei risultati che, in definitiva, sono andati esattamente come tutti si aspettavano. Anche il dubitante.
Perché quel dubitare vuol dire insinuare sulla correttezza e screditare quella che è in ogni caso un’esperienza significativa.
Mi ha ricordato, di nuovo, il grande statista che fino al suicidio del governo Prodi aveva sbraitato per due anni di brogli elettorali.
No non mi piace, è un po’ come fa il bambino viziato che quando capisce che perderà se ne va portandosi via il pallone.

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Successo di pubblico n. 3: Un pubblico paziente e affettuoso

So di essere monotono scrivendo ancora di Guccini e del suo ultimo disco L’ultima Thule presentato lunedì 26 novembre alla Feltrinelli di Milano.
Ma rimango sempre stupito dalla paziente e affettuosa partecipazione di molte generazioni alle manifestazioni pubbliche di questo artista.
E sono stupito anche dalla mia partecipazione perché faccio ora cose che non facevo nemmeno a vent’anni.
E sono anche tornato a casa con un trofeo!


L’ultima volta

9 novembre 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando è stata quell’ultima volta
che ti han preso quei sandali nuovi
al mercato coi calzoni corti
e speranza d’estate alla porta
ed un sogno che più non ritrovi
e quei sandali duravan tre mesi
poi distrutti in rincorse e cammino
quando è stata quell’ultima volta
che han calzato il tuo piede bambino
lungo i valichi dell’Appennino
quando è stata quell’ultima volta
che ti ho vista e poi forse baciata
dimmi adesso ragazza d’allora
quando e dove te ne sei andata
perché e quando ti ho dimenticata
ti sembrava durasse per sempre
quell’amore assoluto e violento
quando è stato che finito il niente
perché è stato che tutto si è spento
non ha visto nemmeno settembre
quando è stata quell’ultima volta
che hai sentito tua madre cantare
quando in casa leggendo il giornale
hai veduto tuo padre fumare
mentre tu ritornavi a studiare
in quei giorni ormai troppo lontani
era tutto presente e il futuro
un qualcosa lasciato al domani
un’attesa di sogno e di oscuro
un qualcosa di incerto e insicuro

Sarà quando quell’ultima volta
che la vedi e la senti parlare
quandi il giorno dell’ultima volta
che vedrai il sole nell’albeggiare
e la pioggia ed il vento soffiare
ed il ritmo del tuo respirare
che pian piano si ferma e scompare

Dopo quasi nove anni di lunga attesa il 27 novembre uscirà L’ultima Thule il nuovo disco di Francesco Guccini. Oggi hanno reso disponibile in anteprima il brano L’ultima volta.


Preghiera d’ottobre

1 ottobre 2012

Sono certo che tra le notizie odierne apparse sui quotidiani online la maggior parte delle persone abbia assorbito più la notizia sulle prestazioni dell’ex di Belen che quella sulla morte del grande storico inglese Eric Hobsbawm.

A qualcuno serve così.

Ma la mia mente già affaticata dallo spread, dalla pilotata crisi mondiale, dalle amenità della politica nazionale, soffre troppo a leggere anche del gossip di personaggi come Minetti e altri simili.

Perciò laicamente recito una preghiera affinché non compaiano più sui media informazioni inutili su personaggi insignificanti.

Nel frattempo faccio mie alcune strofe di un irriverente brano di Guccini:

Da tutti gli imbecilli di ogni razza e colore
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore
da visionari e martiri dell’odio e del terrore
da chi ti paradisa dicendo “è per amore”
dai manichei che ti urlano “o con noi o traditore”

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,

libera nos domine!


Settembre

1 settembre 2012

Settembre è il mese del ripensamento
sugli anni e sull’età,
dopo l’estate porta il dono usato
della perplessità, della perplessità…
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco
della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco
le possibilità, le possibilità…

Francesco Guccini, Canzone dei dodici mesi

Sotto il cielo, c’è un caos totale: la situazione è eccellente.
Mao Zedong

Si ricomincia!


Ad ogni autunno finiva l’estate…

11 maggio 2012

Mio vecchio amico di giorni e pensieri,
da quanto tempo che ci conosciamo,
venticinque anni sono tanti e diciamo,
un po’ retorici, che sembra ieri.

Invece io so che è diverso e tu sai
quello che il tempo ci ha preso e ci ha dato,
io appena giovane sono invecchiato,
tu forse giovane non sei stato mai.

Ma d’illusioni non ne abbiamo avute,
o forse sì, ma nemmeno ricordo,
tutte parole che si son perdute
con la realtà incontrata ogni giorno.

Chi glielo dice a chi è giovane adesso
di quante volte si possa sbagliare
fino al disgusto di ricominciare
perché ogni volta è poi sempre lo stesso.

Eppure il mondo continua e va avanti
con noi o senza e ogni cosa si crea
su ciò che muore e ogni nuova idea
su vecchie idee e ogni gioia sui pianti.

Ma più che triste, ora, è buffo pensare
a tutti i giorni che abbiamo sprecati,
a tutti gli attimi lasciati andare,
ai miti belli delle nostre estati.

Dopo l’inverno e l’angoscia in città,
quei lunghi mesi sdraiati davanti,
liberazione del fiume e dei monti
e linfa aspra della nostra età.

Quei giorni spesi a parlare di niente,
sdraiati al sole inseguendo la vita,
come l’avessimo sempre capita,
come qualcosa capito per sempre.

Il mio Leopardi, le tue teologie,
esiste Dio? Le risate più pazze,
le sbornie assurde, le mie fantasie,
le mie avventure in città con ragazze.

Poi quell’amore alla fine reale
fra le canzoni di moda e le danze
“E’ in gamba sai? Legge Edgar Lee Masters…”
Mi ha detto no, non dovrei mai pensare.

Le sigarette con rabbia fumate,
i blue jeans vecchi e le poche lire,
sembrava che non dovesse finire
ma ad ogni autunno finiva l’estate.

Poi tutto è andato e diciamo siam vecchi,
ma cosa siamo e che senso ha mai questo
nostro cammino di sogni fra specchi,
tu che lavori quando io vado a letto.

Io dico sempre non voglio capire
ma è come un vizio sottile e più penso
più mi ritrovo questo vuoto immenso
e per rimedio soltanto il dormire.

E poi ogni giorno mi torno a svegliare
e resto incredulo, non vorrei alzarmi
ma vivo ancora e son lì ad aspettarmi
le mie domande, il mio niente, il mio male.

Si tratta del testo della Canzone per Piero pubblicata nel 1974 da Francesco Guccini nel denso disco Stanze di vita quotidiana. Nel 2004 è finito come argomento in uno dei temi della maturità con il titolo “L’amicizia, tema di riflessione e motivo di ispirazione poetica nella letteratura e nell’arte”.

***

Situazioni storiche diverse ma attualissime domande sull’esistenza.
Sono sempre convinto che l’importante sia porre le domande; ma a volte il mio scetticismo mi crea qualche difficoltà.


Stoviglie color nostalgia…

5 maggio 2011

Ho visto il primo concerto di Guccini alla Palazzina Liberty di Milano nella primavera del 1975. L’ultimo il 10 dicembre 2010. Senza dubbio, e con mio grande conforto, la sua musica e i suoi scritti mi hanno accompagnato durante anni e avvenimenti.
Quando si parla di Guccini le chiavi di lettura sono molteplici, ma fra tante ne vorrei praticare una, forse insolita: ricercare le citazioni, in modo leggero quasi facendo un gioco.
Di questo, in un certo senso, parla Umberto Eco: «Guccini è forse il più colto dei cantautori in circolazione: la sua è poesia dotta, intarsio di riferimenti: che coraggio far rimare “amare” con “Schopenhauer”! Ma questi riferimenti si fanno accettare come cosa biologica perché si generano gli uni dagli altri, quasi per associazione di idee, o di rime. Ed è per questo che riesce difficile con Guccini isolare un’immagine e ridurlo a quella; perché sarebbe tradire appunto la sua filtratissima lutulenza (altra contraddizione, o ossimoro che dir si voglia) o, per continuare la tenzone retorica, la sua coltissima spontaneità».
Per fare questo mi sono avvalso di varie letture, interviste, e quant’altro utile allo scopo.
INCONTRO
Si comincia con Incontro, brano contenuto nell’album Radici pubblicato nel 1972, il primo ad avere un motivo ispiratore unitario, quello appunto delle “radici”.
Guccini parla di Incontro come segno di radici modenesi; e, come spesso accade nelle sue canzoni, l’approfondimento di alcuni temi esistenziali avviene attraverso l’incontro con persone. La canzone con le sue «immagini molto veloci, immagini cinematografiche», racchiude diversi significati che non saranno affrontati in questa sede.
Per tornare a noi notiamo che il testo contiene vari riferimenti.
Le stoviglie color nostalgia richiamano gli occhi fermi, l’iridi sincere azzurre d’un azzurro di stoviglia…, della Signorina Felicita di Gozzano, già presente nell’album L’isola non trovata del 1971.
Paolo Jachia, in Francesco Guccini – 40 anni di storie romanzi canzoni, suggerisce il verso «and the sun pours down like honey» di Suzanne, che diventa «la tristezza poi ci avvolse come miele», con tanto di sole che rosseggia la città. Sempre Jachia nei versi finali della canzone («E pensavo dondolato dal vagone “cara amica il tempo prende il tempo dà…/noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa…/restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,/le luci nel buio di case intraviste da un treno») ritrova il Carducci di Davanti San Guido («Ansimando fuggìa la vaporiera/Mentr’io così piangeva entro il mio cuore»); o il Montale di un mottetto da Le Occasioni («Addii, fischi nel buio… sportelli abbassati… la fioca litania del tuo rapido…»).
Per concludere «siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno…» dice Guccini stesso «viene direttamente da una frase Husserl».
Per ora finiamo qui, con un video della canzone del 1973; naturalmente sono ben accette integrazioni, osservazioni e critiche.