Ascoltando Bach a “ufo”

14 agosto 2012

Ho i miei piccoli riti propiziatori per affrontare al meglio le giornate.

Alzarmi e uscire di casa molto presto al mattino e incontrarmi con un mio amico.

Ormai da tempo alle 7 di mattina mi incontro nel centro di Milano col mio amico Frank (ne dirò altrove); un caffè, il centro vuoto di gente-rumore-traffico, quattro chiacchiere rigorosamente a colpi di sguardo perché per noi parlare così presto al mattino è molto faticoso, e la giornata lavorativa può iniziare.

In questi giorni il mio amico è in ferie, la città ancora più deserta.

Così alle 7 di mattina mi trovo a vagare nelle vie del centro in cerca di stimoli e di un bar per un caffè.

E girando-girando ne ho trovato uno, di bar, che di sottofondo diffonde musica classica; quindi nelle ultime due mattine ho ascoltato brani del grande Johann Sebastian Bach tratti dalle Variazioni Goldberg e dai Concerti Brandeburghesi. L’ultimo ascoltato oggi, il terzo movimento del terzo concerto (allegro), mi trasmette sempre un senso di allegria e di divertimento contagioso.

La giornata poteva iniziare.

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Ad usum fabricae

Capita sempre più spesso, o camminando o sui mezzi pubblici, di ascoltare i fatti propri di persone che parlando al telefono non si curano di esprimere a voce piuttosto alta le loro considerazioni. A volte ne subisco l’invadenza altre mi divertono. Nei giorni passati ho ascoltato una signora che diceva di aver mangiato a ufo. Cioè gratis. Sull’espressione a ufo ho fatto una piccola ricerca.

Pare che i barconi che portavano i marmi per la costruzione del Duomo di Milano, che un tempo potevano giungere fino all’attuale via Laghetto, recassero la scritta A.U.F., cioè l’acronimo di ad usum fabricae (la veneranda fabbrica del Duomo), scritta che consentiva di evitare il pagamento di tasse varie e gabelle doganali.

L’uso popolare, che non è solo milanese, ne ha determinato per estensione il significato come di cosa gratuita.