Il Gruppo 63

27 novembre 2013

Sala Weil WeissLa sala Weil Weiss del Castello Sforzesco di Milano è molto accogliente con tutti quei libri a tappezzare le pareti.
L’occasione per visitarla è stata la conferenza sul Gruppo 63 tenuta da Nanni Balestrini in occasione dell’ottima e riuscita rassegna MilanoBookCity.
Il Gruppo 63 nasce nell’ottobre 1963 a Palermo durante una rassegna dedicata alla musica contemporanea, raccoglie e formalizza esperienze artistiche che si erano manifestate negli anni precedenti e che sono di rottura nei confronti delle espressioni della cultura tradizionale.
Le avanguardie come venivano e vengono definite sperimentano nuove modalità artistiche spostando l’accento dai contenuti del neorealismo per giungere alla rivoluzione delle forme, passando dal linguaggio inteso come forma al linguaggio inteso come sostanza.
Molti sono i protagonisti di quella stagione nella letteratura, nella musica e nelle varie forme d’arte, e spesso caratterizzati da una peculiare vis polemica.
La fase più importante dura fino all’esplodere della contestazione del ’68 ma ha conservato una sua vitalità e importanza testimoniate dal fatto che in questo 2013 molte sono state le iniziative celebrative dei 50 anni.

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In una di queste iniziative che celebravano il Gruppo 63 nel mese di settembre nel corso della rassegna MITO siamo andati a un concerto di musica contemporanea alla Palazzina Liberty di Milano.
Questo il programma del concerto Omaggio al Gruppo 63:

Franco Donatoni
For Grilly improvvisazione per 3 fiati, 3 archi e percussione
Franco Evangelisti
Proporzioni, strutture, per flauto solo
Domenico Guaccero
Esercizi, per pianoforte
Esercizi, per clarinetto
Vittorio Fellegara
Ricercare Fantasia, per pianoforte
Sylvano Bussotti
Tableaux vivants avant ‘la passion selon sade’, per 2 pianoforti
Luciano Berio
Sequenza per flauto
Thema ‘Omaggio a Joyce’ per nastro

Propongo il brano che mi è di più piaciuto: Sequenza per flauto di Luciano Berio:

Ho comprato alcuni libri che spero mi consentiranno di ritornare sull’argomento.
Se qualcuno fosse interessato qui può ascoltare alcune testimonianze.


La fotografia misteriosa

10 novembre 2013

…la dedichiamo a tutti quelli, e sono tanti, che pur essendo testimoni di fatti importantissimi determinanti l’evoluzione della civiltà, neanche se ne accorgono…..
Enzo Jannacci presentando nel 1965 la canzone Prete Liprando.

Mistero il 29-10-2013 alle 07.06

Fotografia del 29/10/2013 ore 07,06

La fotografia è stata scattata dal mio telefono di cui, è certo, non ho piena padronanza.
Era il 29 ottobre circa alle 7 del mattino.
Con un po’ di impegno posso risalire approssimativamente a dove fossi in quei momenti della mattina perché tutte le mattine con il mio amico Frank percorriamo gli stessi percorsi.
Che volete, siamo abitudinari.
Ma non so nel modo più assoluto cosa ho fotografato, dove, o/e se il telefono per motivi che non conosco ha fatto di testa sua.
Ma il risultato mi piace e la sua oscura origine mi ha ispirato qualche modesta riflessione sulla consapevolezza culturale.

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Penso che sia sempre stato difficile avere una chiara conoscenza delle tendenze, degli indirizzi nei vari ambiti della cultura nel periodo in cui essi si manifestano.
Se non si è tra i protagonisti bisogna che passi del tempo prima di capire le linee generali di un movimento, i motivi e le condizioni che lo hanno generato, quelli che lo hanno fatto terminare.
Ho visto le mostre sui maledetti, sugli irascibili, di questo periodo sono le letture sulle avanguardie italiane degli anni ’50 e ’60.
E sempre le stesse domande: perché a Parigi agli inizi del XX secolo? Perché a New York negli anni ’50? Come nascono certi dipinti, certa letteratura, certa musica?

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In Opera aperta del 1962 Umberto Eco scrive:
In quei tempi io stavo lavorando su Joyce e si passava la sera a casa di Berio, mangiavamo la cucina armena di Cathy Berberian e si leggeva Joyce. E di lì è nato un esperimento sonoro il cui titolo originale era Omaggio a Joyce, una sorta di trasmissione radiofonica di quaranta minuti in cui si iniziava leggendo il capitolo 11 dello Ulysses (quello detto delle Sirene, un’orgia di onomatopee e allitterazioni), in tre lingue, in inglese, nella versione francese e in quella italiana; ma poi, siccome Joyce stesso aveva detto che struttura del capitolo era a fuga per canonem, Berio iniziava a sovrapporre i testi a modo di fuga, prima l’inglese sull’inglese, poi l’inglese sul francese e così via, una specie di Fra Martino Campanaro polilingue e rabelaisiano, con grandi effetti orchestrali (ma era sempre e solo voce umana) e infine Berio lavorava sul testo inglese solo filtrando certi fonemi, sino a che ne venne fuori una composizione musicale vera e propria, quella che circola in disco sotto lo stesso titolo, Omaggio a Joyce, ma non ha più nulla a che vedere con la trasmissione…..

Quegli anni erano gli anni delle possibilità in Italia, ne scriverò ancora, dove quei magnifici visionari delle avanguardie potevano trovare un giusto spazio.
Del brano Omaggio a Joyce propongo la versione in disco che, inutile dirlo, a me piace molto.

Certo i nostri sono tempi molto oscuri, dove la produzione e la diffusione della cultura sono drogate, ma per me è continuo l’impegno per uscire dalla dedica di Jannacci….