Tra misura e utopia

14 agosto 2013

La musica è: tempo e spazio, come l’architettura
Le Corbusier, 1954.

È quando si avverte la precarietà del futuro che si scopre la necessità spirituale della certezza del presente. Fu così anche nell’estate del 1945 quando i popoli si aprivano ad un nuovo presagio di distruzione personale e collettiva, con la comparsa della bomba atomica.
Ricostruire per dimenticare.
Ricostruire voleva dire affidarsi ancora all’uomo, alla sua capacità di recuperare la speranza, di ricondurre e ricondursi all’ordine, al rigore di una norma scientifica.
L’esigenza primaria è il ritorno all’uomo, alla sua misura per ritrovare la matrice di una proporzionalità esatta di rapporti sociali.
Le Corbusier, sensibile interprete delle situazioni, conviene che “per formulare risposte da dare ai formidabili problemi posti dal nostro tempo e riguardanti l’attrezzatura della nostra società, vi è un unico criterio accettabile, che ricondurrà ogni problema ai suoi veri fondamenti: questo criterio è l’uomo”.
Proprio in questi anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale raccoglie nel modulor i risultati di anni di studio.
Il modulor è una grille de proportion, un tracciato proporzionale stabilito dalla misura umana, da usare come strumento chiarificatore in fase di progettazione.
L’uomo di Le Corbusier prosegue la ricerca dell’uomo vitruviano ma giunge molto lontano da una figura umana inserita nei limiti perfetti di un cerchio e di un quadrato. Giunge alla relazione con la totalità dell’ambiente.
L’uomo di Le Corbusier è un organismo biologico, nulla quindi di più lontano all’invariabile bellezza e perfezione classica.
Il modulor è semplicemente un certo uomo che compie certe funzioni nel suo ambiente e il compito dell’architetto diventa quello di progettare standard ottimali, che siano adattabili nella stessa misura a pensili per cucine o ad intere città.

Il Modulor che deriva da module e or è basato su due scelte fondamentali: una di tipo matematico, una di tipo antropomorfo. Quest'ultima porta Le Corbusier ad associare alcune delle misure della griglia a misure del corpo umano, e ad assumere come valore di riferimento 1.83 m, altezza di un uomo ideale. La scelta di tipo matematico consiste nel considerare lunghezze tali che il rapporto tra due consecutive sia il numero d'oro: indicando con a, b, c, d,....... grandezze successive si ha: a/b=b/c=c/d=.....= t, e anche c=a+b, d=b+c,........ . Queste seconde uguaglianze non sono esatte, ma operativamente, nella pratica della costruzione architettonica, possono essere accettate come vere. La successione dei numeri è quindi considerata da Le Corbusier anche una successione che segue la legge dei numeri di Fibonacci. Le Corbusier considera due scale di questo tipo, una ottenuta partendo da un quadrato di lato 113 (...27, 43, 70, 113, 183, ...) che chiama serie rossa, una partendo da un rettangolo 113x226 (....53, 86, 140, 226, 366, .....) che chiama serie blu il cui numero 226 (113x2), è preso come misura dell'uomo in piedi con il braccio alzato.

Il Modulor che deriva da module e or è basato su due scelte fondamentali: una di tipo matematico, una di tipo antropomorfo. Quest’ultima porta Le Corbusier ad associare alcune delle misure della griglia a misure del corpo umano, e ad assumere come valore di riferimento 1.83 m, altezza di un uomo ideale.
La scelta di tipo matematico consiste nel considerare lunghezze tali che il rapporto tra due consecutive sia il numero d’oro: indicando con a, b, c, d,……. grandezze successive si ha: a/b=b/c=c/d=…..= t, e anche c=a+b, d=b+c,…….. .
Queste seconde uguaglianze non sono esatte, ma operativamente, nella pratica della costruzione architettonica, possono essere accettate come vere. La successione dei numeri è quindi considerata da Le Corbusier anche una successione che segue la legge dei numeri di Fibonacci.
Le Corbusier considera due scale di questo tipo, una ottenuta partendo da un quadrato di lato 113 (…27, 43, 70, 113, 183, …) che chiama serie rossa, una partendo da un rettangolo 113×226 (….53, 86, 140, 226, 366, …..) che chiama serie blu il cui numero 226 (113×2), è preso come misura dell’uomo in piedi con il braccio alzato.

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Le Corbusier ritiene musica e architettura arti sorelle perché linguaggi delle geometriche strutture di spazio e tempo. Scrive ancora : “La tangenza tra musica e architettura tante volte evocata a proposito del Modulor si trova questa volta scientemente espressa in una partitura musicale di Xenakis, Metastasis, composta con il Modulor che quindi apporta il suo valido contributo alla composizione musicale.”
Il Modulor ideale architettonico a misura d’uomo diviene a sua volta nella composizione Metastasis di Xenakis ideale musicale a misura d’uomo.