La Milano di Umberto Saba

14 febbraio 2016

20151228_072225

Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio
villeggiatura. Mi riposo in Piazza
del Duomo. Invece
di stelle
ogni sera si accendono parole.

Nulla riposa della vita come
la vita.

Tre città 1. Milano dal Canzoniere di Umberto Saba

***

Si possono utilizzare molte parole per descrivere un modo di sentire, un’appartenenza, una città.
Ma anche poche.
Le parole pennellate di Saba mostrano la sua Milano così bene che presto diventa anche la nostra…
Io amo Milano e amo Umberto Saba.

E per oggi, circa metà febbraio, mi posso ritenere soddisfatto.

Annunci

Una notte all’opera

24 gennaio 2016


Il titolo del post è tratto da un film dei Marx Brothers, da cui il breve video, e l’ho utilizzato come pretesto per raccontare la mia serata al Teatro alla Scala.

La rappresentazione di un’opera al Teatro alla Scala per me significa assistere a qualcosa di solenne. Il silenzio durante l’esecuzione è prerogativa essenziale, gli applausi devono partire solo dopo la fine della musica e poi non mi piacciono i bis perché interrompono la mia partecipazione allo svolgimento della vicenda.

Qualche sera fa sono stato a vedere Rigoletto, che come ho più volte affermato è la mia opera preferita.
Per esperienza quando inizia qualsiasi esibizione almeno una quindicina di persone vengono colpite da tosse convulsa e asinina e altrettante si ricordano di voler assaporare una caramella di quelle che quando le scarti producono un consistente e acuto “stopiccio” di carta plasticata.
Invece niente. L’opera è iniziata è tutto è filato via senza disturbi, e solo nell’ultimo dei quattro tempi qualcuno ha ceduto ma più per stanchezza che per altro.

Rigoletto locandina 2016

L’opera mi ha rapito, è stata bellissima.
Dalle prime note e fino alla fine mi ha distratto dalla faticosa quotidianità dei miei pensieri per condurmi verso un ideale luogo estetico ed estatico.
Che è il luogo dove ci portano i capolavori se solo abbiamo la pazienza di dar loro l’attenzione che reclamano.

Ma naturalmente l’esecuzione non è stata perfetta.
Buona e collaudata la regia teatrale di Gilbert Deflo, e buona la direzione musicale di Nicola Luisotti pur con qualche sbavatura.
Ottime le voci principali di Gilda, Nadine Sierra, del Duca di Mantova interpretato da Vittorio Grigolo e di Rigoletto cantato da Leo Nucci.
Qualche problema c’è stato con il volume dell’orchestra in alcune scene, e con le voci minori. Nel famoso quartetto “Bella figlia dell’amore” quasi non si sentiva la voce di Maddalena.

C’è stato anche il bis dell’aria della “vendetta” di Rigoletto, e alla fine grandi applausi per tutti con ovazioni per i tre protagonisti.

IMG_9579

Spesso vengono evidenziati i problemi di una grande città come Milano e non a torto.
Ma Milano offre anche molte opportunità sotto molti aspetti.
L’offerta culturale di Milano è senz’altro di grande livello.

E quindi mi ritengo in qualche misura fortunato a poter assistere ad alcuni avvenimenti culturali, e di aver passato Una notte all’opera!


Let it Shine, Let it Shine, Let it Shine. It’s Xmas again

15 dicembre 2015

John Armleder1

Per chi percorre le vie del centro di Milano in cerca di regali, si è stancato e vuole regalarsi una pausa d’arte contemporanea, c’è qualcosa che può interessare davanti alla Rinascente dove si possono osservare fino al 3 gennaio 2016 le installazioni site-specific dell’artista svizzero John Artleder che abbelliscono le vetrine del grande magazzino di fianco al Duomo.

L’installazione si chiama Let it Shine, Let it Shine, Let it Shine. It’s Xmas again e vuole raccontare il Natale attraverso atmosfere di colori cangianti sfumati con polveri d’oro e d’argento.
Certo il linguaggio dell’arte contemporanea va spesso spiegato e per questo motivo dal 3 al 20 dicembre dalle 12.30 alle 15.30 e dalle 16.30 alle 19.30 un gruppo di giovani artisti e curatori dell’Accademia di Belle Arti di Brera sarà a disposizione per raccontare storia e significato dell’opera.

Per chi ama l’arte contemporanea, e avesse necessità di una ulteriore pausa dallo shopping natalizio, dalla parte opposta del sagrato rispetto alla Rinascente c’è il museo del ‘900 che merita sicuramente una visita.
Dalla piazza è visibile l’Arabesco di Lucio Fontana, quel neon contorto che si vede guardando i piani alti del palazzo dell’Arengario.

IMG_9517

Per gli appassionati di fotografia ci sono due interessanti mostre a ridosso di piazza Duomo.

Fino al 31 gennaio 2016 allo spazio Forma Meravigli c’è una mostra dedicata alla fotografa americana Vivian Maier dal titolo Vivian Maier. Una fotografa ritrovata (informazioni) in via Meravigli 5.

Mentre al Palazzo della Ragione in piazza dei Mercanti c’è fino al 7 febbraio 2016 la mostra Henri Cartier-Bresson e gli altri (informazioni) una mostra con fotografie sull’Italia di alcuni tra i più grandi fotografi internazionali.

Devo proprio ammetterlo: l’offerta culturale di Milano è sempre molto interessante.


Per non dimenticare il 12 dicembre

12 dicembre 2015
BAJ-Pinelli

Enrico Baj – I funerali dell’anarchico Pinelli (1972)

Quasi mezzo secolo è passato dal 12 dicembre 1969 quando una bomba deflagrò nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano compiendo una strage.

Per quanto la verità giudiziaria sia ancora una nebulosa, la ricostruzione storica è piuttosto definita e, questa “verità”, parte degli intellettuali e del mondo della cultura l’avevano colta già nel momento immediatamente successivo all’esplosione quando si era scatenata la caccia agli anarchici.

Da ricordare l’opera di Dario Fo in due atti Morte accidentale di un anarchico (qui), messa in scena nel dicembre del 1970 e I funerali dell’anarchico Pinelli, collage su tela, di Enrico Baj del 1972. La tela di Baj doveva essere esposta a Palazzo Reale ma la mostra fu rimandata perché il giorno dell’inaugurazione venne assassinato il commissario Calabresi.
Dopo una comparizione all’Accademia di Brera il comune di Milano l’ha finalmente esposta a Palazzo Reale solo nel 2012.

Così viene presentata nella pagina del comune in occasione della mostra:

Il centro della scena è occupato dal dramma urlato della morte dell’anarchico. Baj distingue i due gruppi anche attraverso l’uso differente dei colori: per le figure sulla destra, che rimandano ai generali, vengono utilizzati colori molto accesi, che si contrappongono con forza ai più cupi toni del grigio con cui sono dipinti gli anarchici.
I precedenti artistici sono facilmente identificabili: il riferimento più esplicito è quello a Guernica (1937) di Picasso, riconoscibile immediatamente nel grido disperato dell’anarchico e nella posa deformata della donna, opera che Baj aveva rifatto nel 1969 con tecniche e materiali propri, in omaggio al grande artista spagnolo; l’altro è un omaggio al futurismo di Carrà de I funerali dell’anarchico Galli (1911).

Purtroppo l’opera è ancora alla ricerca di una collocazione cittadina, ed è in corso una petizione perché trovi adeguato posto, magari al nuovo museo delle Culture (Mudec) di Milano.


Gracias a la vida

24 settembre 2015

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me dió dos luceros, que cuando los abro
perfecto distingo, lo negro del blanco
y en el alto cielo, su fondo estrellado
y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado el oído, que en todo su ancho
graba noche y día, grillos y canarios
martillos, turbinas, ladridos, chubascos
y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado el sonido, y el abecedario
con el las palabras, que pienso y declaro
madre, amigo, hermano y luz alumbrando
la ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado la marcha, de mis pies cansados
con ellos anduve, ciudades y charcos
playas y desiertos, montañas y llanos
y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me dió el corazón, que agita su marco
cuando miro el fruto del cerebro humano
cuando miro el bueno tan lejos del malo
cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
me ha dado la risa y me ha dado el llanto
así yo distingo dicha de quebranto
los dos materiales que forman mi canto
y el canto de ustedes, que es el mismo canto
y el canto de todos, que es mi propio canto
y el canto de ustedes, que es mi propio canto

Violeta Parra

Qualche sera fa sono andato con Annachiara a sentire un concerto del gruppo cileno Inti Illimani con l’orchestra LaVerdi all’Auditorium di largo Mahler.
Uno spettacolo molto gradevole con brani che conoscevo e altri che non avevo mai sentito. L’orchestra ha accompagnato e completato musicalmente i vari brani proposti.

***

Dopo il golpe cileno del 1973 gli Inti Illimani sono stati accolti in Italia e diventati simbolo e rappresentanti della lotta conto la dittatura cilena, contro tutte le dittature.
Ancora oggi nella presentazione dei vari pezzi musicali si coglie forte il richiamo alla libertà, e il valore delle azioni di chi in nome della libertà ha sacrificato anche la propria vita.
Più volte sono stati citati Violeta Parra e Victor Jara.

Qualche volta ciò che accade nel mondo affatica i miei pensieri e mi coglie come un desiderio di indifferenza.
Occasioni come queste mi ridestano.
Non bisognerebbe mai cedere all’indifferenza.

***

Il pubblico della serata non era quello delle serate da musica classica e naturalmente i musicisti sono stati rumorosamente richiamati per numerosi bis.
E quando alla fine hanno cantato il brano El pueblo unido jamas serà vencido la sala è esplosa.
Tutti cantavano coi musicisti e si percepiva chiaramente un senso di commozione e di appartenenza a un’idea o a qualcosa che forse non c’è più.

20150922_222150


Vertigini

6 settembre 2015

La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune.

Alessandro Manzoni, I promessi sposi cap. I

20150906_112911

Le mura citate da Manzoni non ci sono più e sicuramente non servirebbero allo scopo.
Una bella possibilità di una spettacolare veduta dall’alto della città di Milano e dintorni la fornisce il palazzo della regione Lombardia che la domenica mette ancora a disposizione l’ultimo dei suoi 39 piani per una esperienza che sicuramente merita di essere vissuta.
La visita è gratuita.

20150906_111656
Ne avevo già parlato circa un anno fa, qui, ma la giornata non era limpida e ciò che si vedeva non andava oltre i confini della città.
Oggi non avevamo in programma di salire lassù ma con Francesca eravamo nella nuova piazza Gae Aulenti, quella dei “palazzi moderni”, e in uno scorcio si vedeva il monte Rosa. Siccome il palazzo Lombardia è molto vicino alla piazza Francesca ha suggerito la visita.
Le mie impressioni sono state più o meno quelle della scorsa visita.

Diversamente dalla volta scorsa, e grazie all’estensione della vista fino ai monti, questa mattina Milano mi è sembrata veramente piccola.

20150906_112638

Data la mia proverbiale imperizia le fotografie che faccio con la fotocamera sono quello che sono. Le foto di questa mattina sono state fatte con il telefono e quindi la qualità è anche più scadente.

I cultori dell’arte fotografica abbiano indulgenza.


Pensieri ricorrenti e interpretazioni storiche

29 agosto 2015

IMG_0001

Io ho alcuni pensieri ricorrenti.
Non dipendono dalla mia volontà, arrivano e basta.

Il 29 agosto è per me un giorno della memoria, della mia memoria.
Il 29 agosto è il giorno in cui è nato il mio papà.
E il mio papà è uno dei miei ricorrenti pensieri.

***

Anni fa mi è capitato di preparare un esame di storia con un ragazzo che amava classificare personaggi e avvenimenti storici con la categoria fascisti/comunisti.
I personaggi che apprezzava erano tra i comunisti, quelle che disprezzava tra i fascisti.
Mi divertiva la sua manichea divisione del corso della storia.

Da qualche tempo anche a me capita, più o meno seriamente, di dividere la cronaca quotidiana, non la Storia, in “facilitatori” o “complicatori” di rapporti umani e sociali; questi ultimi detti anche “seccatori della vita”.

E la mia famiglia d’origine è stata spesso presa di mira dalla categoria dei “complicatori”.
Anche in questi mesi estivi è successo e abbiamo dovuto arginare inopportuni e ingiustificati fastidi. Che seccatura.

Quindi in questo 29 agosto il mio pensiero ricorrente per il papà va anche alla mia famiglia d’origine ritratta nella fotografia durante un natale di qualche anno addietro.

Parecchi anni addietro….