La ballata dell’amore politico cieco

27 marzo 2013

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Cercavo mentalmente un’immagine in questi giorni che mi rappresentasse l’atteggiamento politico e i comportamenti dei neodeputati del movimento 5 stelle.
Senza nulla togliere alla positiva ventata di cambiamento e di novità devo dire che la loro presunzione di essere i soli a conoscere la verità, di essere solo loro nel giusto, di rappresentare solo loro i cittadini, la loro piccata arroganza, il manifesto dilettantismo, la raffinatezza dei gesti e delle parole, la miopia politica nel vedere uguali Bersani e Berlusconi, mi ricordavano tratti del giacobinismo o delle visioni filosofiche dei manichei.
Ma di fronte alla possibilità concreta di cambiare con la fiducia al governo Bersani i cittadini 5 stelle al parlamento rifiutano (e quindi rimettono in gioco Berlusconi) e mi paiono proprio come la figura femminile della famosa canzone di Fabrizio De André La ballata dell’amore cieco, di cui riporto gli ultimi versi:
PS: le vene sono le nostre cioè dei cittadini, quelli veri.

Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l’ultima tua prova sarà la morte.

E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s’era ucciso per il suo amore.

Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.


Igor e il ragtime

17 marzo 2013

Corso di Porta Vittoria

Ieri sera il crepuscolo milanese era insolitamente limpido e solitamente freddo.
Ci siamo riservati il tardo pomeriggio per un concerto pianistico alla camera del lavoro e parte della serata in un locale di via Orti.
Nei periodi di inquietudine, come quello che attraverso, “fare cose” e “vedere gente” è sempre un buon rimedio.

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Dopo il concerto ci siamo incamminati e per raggiungere il locale abbiamo percorso via Commenda passando davanti alla mia vecchia scuola media Luigi Majno che sta proprio di fianco al liceo classico Berchet.

Scuola Media Luigi Majno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Devo dire che non ho grandi ricordi del periodo delle medie ma mi riservo qualche commento per un altro post.
Posso dire che negli anni delle medie non c’erano gli scioperi dei mezzi pubblici con gli orari di garanzia e a volte mi capitava di tornare a casa a piedi.
La scuola è in centro e io abitavo nell’estrema periferia.

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Al concerto pianistico sul pianoforte afro-americano ho scoperto che Igor Stravinsky (1882-1971) aveva composto brani del genere ragtime. Il pianista Marco Fumo ha eseguito il brano Piano Rag Music che Stravinsky aveva composto nel 1919 per Arthur Rubinstein che però il famoso pianista non ha mai eseguito, almeno pubblicamente, perché il genere comportava una percussione troppo energica dei tasti del pianoforte che non era nella sua sensibilità di pianista.


Udite o rustici

3 febbraio 2013

#propostasciocc
2 febbraio 2013

Qui da noi, sotto i cieli lombardi, abbiamo avuto una giornata bellissima.
Dopo parecchi giorni di cielo chiuso e grigio, di freddo e di buio, il sole e un insolito vento hanno dato la prima vaga impressione di primavera.
Il vento che qui è piuttosto raro oltre a pulire l’aria ha anche aperto l’orizzonte visivo e dalla mia finestra si potevano scorgere anche le montagne solitamente nascoste da una cappa di smog.

3 febbraio 2013

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La giornata oltre alla gradita intuizione di primavera ci ha portato i divertenti echi di uno stanco Dulcamara nostrano.
Le sue promesse hanno stimolato la rete che ha acutamente commentato.
Repubblica ha mostrato (qui) qualche commento da twitter:
Silvio non pensare di cavartela con l’imu. Io voglio indietro la mia 600 i miei vent’anni e la ragazza che tu sai

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Ma io non mi lascio infinocchiare perché a me piace solo il vero Dulcamara dell’Elisir d’amore di Donizetti quando canta Udite o rustici:

Ecco qua: così stupendo,
sì balsamico elisire
tutta Europa sa ch’io vendo
niente men di dieci lire:
ma siccome è pur palese
ch’io son nato nel paese,
per tre lire a voi lo cedo,
sol tre lire a voi richiedo:
così chiaro è come il sole,
che a ciascuno, che lo vuole,
uno scudo bello e netto
in saccoccia io faccio entrar.
Ah! di patria il dolce affetto
gran miracoli può far.


In un noioso pomeriggio…

19 gennaio 2013

Callimaco

 

 

 

 

 

 

 

Non sapevamo che l’ospite fosse ferito. Hai visto con quale pena
esalava dal petto il respiro dopo aver bevuto
il terzo bicchiere? E le rose della sua corona
caddero a terra, perdendo i loro petali.
Qualcosa di grande lo brucia. Per gli dèi, non lo dico
a caso: il ladro conosce le tracce del ladro.

Callimaco, Epigramma A.P. XII, 134

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In certi pomeriggi di mezzo inverno capita di annoiarsi.
Costretto a casa da qualche fastidio di salute e da un clima nevoso e freddo, mi prendo una pausa dalla lettura del periodo storico tra le due guerre mondiali.
E allora ho messo insieme due diverse composizioni che mi piacciono, un epigramma di Callimaco e una canzone di Paolo Nutini, e ho pensato a quante differenti modalità si possono utilizzare per parlare dello stesso argomento.

Così, giusto per perdere un po’ di tempo!

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I was perched outside in the pouring rain
Trying to make myself a sail
Then I’ll float to you my darlin’
With the evening on my tail
Although not the most honest means of travel
It gets me there nonetheless
I’m a heartless man at worst, babe
And a helpless one at best….(qui il testo completo)


Profondo grigio

26 dicembre 2012

Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quale fragile ardore
sillabava e moriva.
(da Ascoltavo la pioggia di Alda Merini)

Dalla mia finestra 26/12/2012

Ormai sono giorni che il cielo è cupo e piove.

E pensavo, un po’ oppresso da questo pensiero, che questa città ci ha offerto poco sole nell’ultimo mese.

Perché se non sono le nuvole a nascondere il cielo e l’astro che ci riscalda e illumina, quando è sereno ci pensa quel filtro formato da nebbia o foschia a plasmare nell’aere le varie sfumature di grigio e il nostro umore.

Non c’è da stare allegri e la primavera è ancora lontana.

Così noi residenti nella pianura lombarda escogitiamo modi o riti per scongiurare profonde malinconie.

A me piace ascoltare le parapluie di Brassens (oppure tradotta in milanese da Nanni Svampa)…..

 


L’ultima volta

9 novembre 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando è stata quell’ultima volta
che ti han preso quei sandali nuovi
al mercato coi calzoni corti
e speranza d’estate alla porta
ed un sogno che più non ritrovi
e quei sandali duravan tre mesi
poi distrutti in rincorse e cammino
quando è stata quell’ultima volta
che han calzato il tuo piede bambino
lungo i valichi dell’Appennino
quando è stata quell’ultima volta
che ti ho vista e poi forse baciata
dimmi adesso ragazza d’allora
quando e dove te ne sei andata
perché e quando ti ho dimenticata
ti sembrava durasse per sempre
quell’amore assoluto e violento
quando è stato che finito il niente
perché è stato che tutto si è spento
non ha visto nemmeno settembre
quando è stata quell’ultima volta
che hai sentito tua madre cantare
quando in casa leggendo il giornale
hai veduto tuo padre fumare
mentre tu ritornavi a studiare
in quei giorni ormai troppo lontani
era tutto presente e il futuro
un qualcosa lasciato al domani
un’attesa di sogno e di oscuro
un qualcosa di incerto e insicuro

Sarà quando quell’ultima volta
che la vedi e la senti parlare
quandi il giorno dell’ultima volta
che vedrai il sole nell’albeggiare
e la pioggia ed il vento soffiare
ed il ritmo del tuo respirare
che pian piano si ferma e scompare

Dopo quasi nove anni di lunga attesa il 27 novembre uscirà L’ultima Thule il nuovo disco di Francesco Guccini. Oggi hanno reso disponibile in anteprima il brano L’ultima volta.


Parigi o cara

20 ottobre 2012

Nei cieli bigi guardo fumar dai mille comignoli Parigi


Parigi è un luogo comune.
Parigi città piena di storia. Parigi città piena di occasioni. Parigi città d’atmosfera.
Scrittori, registi, musicisti, artisti in genere, cercano e trovano sempre un motivo per parlare di Parigi.
Quando ci sono stato qualche anno fa mi sono sentito in una città speciale.

In questo periodo segnali, stimoli provenienti da più parti e ricordi mi hanno fatto pensare alla capitale francese.
Ne elenco alcuni, personali ma non solo, attraverso veloci istantanee.

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Ho un bellissimo ricordo dei giardini dello scultore August Rodin (1840-1919). E della sua casa del settecento con il parco che la circonda impreziositi dalle opere dello scultore che ne fanno un gradevolissimo museo proprio in centro vicino a Les Invalides.

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A Parigi tutte le ragazze mi sembravano bellissime.
Il couscous migliore l’ho mangiato a Parigi.

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Parigi è la più milanese delle città europee che ho visitato. Va da sé che Milano è la più parigina delle città che conosco.
In molte situazioni per me è questione di atmosfera.

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Ci sono due opere liriche che immancabilmente mi commuovono quando le ascolto; sono Traviata (Parigi o cara) e Bohème (nei cieli bigi).
Entrambe sono ambientate a Parigi.

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Della canzone Parigi di Paolo Conte mi piacciono questi versi:

Io e te, scaraventati dall’amore in una stanza,
mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia e Francia.

…Della canzone Parigi (o cara) di Roberto Vecchioni questi altri versi:

la prima volta che mi uccisi, là, 
sopra le lamiere della Tour Eiffel 
lo feci solamente per far rabbia alla mia amante; 
ormai son solo al mondo e se muoio anche io 
non avrò più nessuno.