Arte e scienza del costruire

11 settembre 2013

 

Nervi era veramente una persona straordinaria:
quando raccontava le strutture, era come se stesse vivendo dentro la materia.
Era in grado di descriverne gli sforzi, le tensioni, le sollecitazioni, le deformazioni.
Era capace di raccontare il cemento armato come se fosse un essere vivente.
E poi era molto generoso malgrado sembrasse piuttosto burbero.
Manfredi Nicoletti

Pier Luigi Nervi nasce come progettista con la realizzazione dello stadio Berta di Firenze, che diventa subito un chiaro segno di svolta nella storia recente dell’architettura italiana e non.
Quest’opera sarà battezzata in Casabella dell’aprile del 1933 come un’esempio della nuova via da perseguire, e tutto il suo lavoro, precedente e futuro, sarà caratterizzato da una grande onestà architettonica, come lo definì Giuseppe Pagano.
Dopo il successo di questa realizzazione Nervi si fece imprenditore. Scelta dettata da mera necessità perchè sul mercato non c’erano imprese che se la sentissero di realizzare i suoi progetti.
In ogni sua opera, Nervi mette a dura prova la metodologia della progettazione strutturale.
Nella scienza delle costruzioni, infatti, il calcolo matematico è talmente ampio da dover accettare numerosissime soluzioni ad un unico problema statico.
È evidente perciò che è l’intuizione del progettista a risolverlo nel modo migliore.
Su questo argomento, Nervi torna con insistenza, quasi fosse infastidito dal fatto che le sue opere potessero venire relegate all’angusto ambito dell’ingegneria civile.
Nervi spiega che il problema è di “inventare” prima una struttura, prefigurandola come forma nello spazio, e poi calcolare.
Lo spiega alle sue conferenze, nelle pagine di “Scienza o arte del costruire?“, e certamente con i suoi progetti, adottando sperimentazioni sempre più avanzate e con tecniche di prefabbricazione inedite.
Nervi riesce a risolvere con il minimo costo la massima efficienza, e con rara eleganza problemi antichi come quelli individuati dai grandi spazi coperti.
Bruno Zevi, durante una sua commemorazione, ha ricordato un episodio che è anche un po’ il riassunto della sua opera e, al tempo stesso, il ritratto psicologico del personaggio Nervi.
Fa riferimento all’assestamento dell’immensa copertura in ferro e cemento dell’aviorimessa di Orbetello.
Che la struttura dovesse muoversi -e oscillare paurosamente- una volta liberata dall’impalcatura era previsto, ma le ore passavano e il fenomeno non accennava a diminuire.
“Feci un rapido calcolo”, raccontò Nervi. “Se il cemento non si arresta nel giro di centottanta minuti, si avrà il crollo. Allora, presi un panchetto, entrai, mi misi a sedere lì sotto, aspettando.”

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Palazzetto dello Sport, 1956-60, Roma. Cavalletti di sostegno della copertura, fase di realizzazione.

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Palazzetto dello Sport, 1956-60, Roma. Particolare delle nervature in copertura.

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Palazzetto dello Sport, 1956-60, Roma. Particolare delle nervature in copertura.

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Viadotto di Corso Francia, 1960, Roma.

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Palazzo delle Esposizioni, 1947-‘48, Torino.

Giulio Carlo Argan considerando l’opera di Nervi si era convinto che “il metodo di ricerca formale proprio dell’architettura tecnica fosse un metodo intrinsecamente estetico”.
Pier Luigi Nervi e i suoi collaboratori ben conoscevano le relazioni fra la geometria descrittiva e le equazioni analitiche che governavano le forze che si trasmettevano attraverso le strutture da essi costruite ma, soprattutto, possedevano le capacità per attuarne la cantierizzazione.
Lo stesso Nervi in un suo saggio del 1955, per spiegare il rapporto fra tecnica e arte fa riferimento alla perizia tecnica del pianista Benedetti Michelangeli come condizione indispensabile per l’esercizio del suo lirismo musicale.
Conoscenza profonda, meditazione, capacità di esecuzione: solo una formazione rigorosa e alta, può inverare tali condizioni.
Nervi, come il pianista Benedetti Michelangeli, da “artista di grande cultura, attraverso la scienza cercava l’espressione vera della modernità”.