Gli infiniti possibili

31 luglio 2013

 

Fra un’urna e un vaso da notte c’è una differenza,
e proprio in questa differenza la civiltà ha il suo spazio.
Carlo Scarpa

Il senso della storia di Carlo Scarpa ha radici profonde nelle sue origini veneziane così come ogni suo oggetto è aderente al topos da cui seppe attingere sempre con sapienza.
Il suo spazio ha una connotazione non univoca, mai aderente ad una poetica, ma aperta e disponibile al dialogo serrato del presente con il passato.
Nelle sue architetture sembra tutto semplicissimo e domestico invece c’è una continua ricerca nel dettaglio visibile, nel taglio perfetto delle pietre, nell’accostamento di differenti materiali e matericità.
E’ però nei percorsi orizzontali e verticali che Scarpa accentua l’interazione tra gli spazi: le scale presenti nell’edifico, sono pensate una ad una, sono episodi singoli che arricchiscono l’interno dell’edificio; lo stesso Scarpa annotava “Ho cercato di fare delle scale una specie di passeggiata nello spazio”.
Proprio nel ritmo degli scalini si ritrova un’elevatissima ricercatezza formale: le parti non si devono mai toccare, le fughe vanno sempre rispettate, le distanze dei tagli diventano pause. In questo gioco estetico tutto diventa dettaglio.

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Negozio Olivetti, 1958, Venezia.

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Museo di Castelvecchio, 1958-74, Verona.

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Schizzi per lo studio della scala del Museo di Castelvecchio, 1958.

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Fondazione Querini Stampalia, 1961-63, Venezia.

Venezia è anche il tramite dell’amicizia tra Scarpa e il musicista Luigi Nono, oltre che il collegamento delle “note” e dello “spazio” utilizzati come elementi compositivi per le loro creazioni.
Nono dedica nel 1984, alla memoria dell’architetto, la composizione A Carlo Scarpa e ai suoi infiniti possibili in cui “risuona l’utopia degli infiniti possibili” riconoscendo con questa definizione il suo lavoro creativo.
La passione per il proprio lavoro, la cura per i dettagli, la raffinata sensibilità verso la materia e la “tensione creativa verso spazi possibili (e impossibili)” accomunano i due metodi di pensiero.
Nono, nell’opera dedicata all’amico, crea i frammenti su due sole note mosse da microintervalli di 1/4, 1/8 e 1/16 di tono, sugli aloni e gli “infiniti colori-suoni-echi-spazi” derivati da una impressionante gamma di dinamiche: “Microintervalli di altezza e di dinamica sono tecnicamente possibili evitando banali approssimazioni ed effetti inquinanti di ottave, articolando tecnica e qualità del suono, vari gradi di sua presenza-pensiero, varie gradualità possibili tante, tutte da poter ascoltare”.