Port-Royal e i giansenisti

10 febbraio 2012

A poca distanza da Versailles in località Port-Royal sorgeva un antico monastero femminile cistercense. Nella prima metà del ‘600 nel convento si stabilì un gruppo di laici decisi a vivere una vita religiosa di penitenza e santificazione.
Jean Duvergier de Hauranne (1581-1643), abate di Saint-Cyran, si mise alla guida di questo gruppo di riformatori, il cui movimento venne conosciuto col nome di giansenismo dal teologo fiammingo Cornelius Jansen che aveva esposto le sue posizioni religiose di ispirazione agostiniana nel suo Augustinus.
Insofferente dell’indirizzo dottrinario dettato dalla Controriforma il giansenismo si proponeva di restaurare nell’ambito del cattolicesimo la dottrina agostiniana del peccato originale, della grazia e della predestinazione; posizioni rafforzate dall’intimità della fede e dalla severa disciplina morale e penitenziale del cristianesimo delle origini.
Secondo l’insegnamento agostiniano l’uomo in seguito al peccato originale è incapace di conoscere e di compiere il bene se non gli viene concessa la grazia. Dio riserva la grazia solo a coloro che ha, per pura misericordia e scelta imperscrutabile, predestinato all’eterna salvezza. Di conseguenza i giansenisti perseguivano un cristianesimo duro, ritenevano che solo una condotta di vita rigorosa potesse essere coerente con la salvezza e condannavano gli espedienti per rendere la legge divina e la regola religiosa più adattabile alla vita comune. Senza un rinnovamento interiore le pratiche di devozione e l’efficacia dei sacramenti venivano meno.
Le posizioni dei giansenisti evidenziavano, a distanza di oltre un secolo da Lutero, le difficoltà e la crisi profonda che investiva la chiesa di Roma.
L’esperienza giansenista venne contrastata dalla potente Compagnia di Gesù, avversata dalla corte francese e vista con sospetto e condannata dal papato, ma nonostante ciò il movimento aveva trovato numeroso seguito sia nel clero che tra i laici francesi desiderosi di una vita morale e religiosa più rigorosa.
Il risvolto politico delle posizioni gianseniste implicava la critica al centralismo papale, riaffermava l’autorità apostolica dei vescovi e la dignità della missione evangelica dei sacerdoti.
Tra i personaggi illustri del giansenismo si ricordano Antoine Arnaud (1612-1694), Pierre Nicole (1625-1695) e Blaise Pascal (1623-1662) che difende le posizioni del movimento in occasione della seconda condanna inflitta dal papa Alessandro VII nel 1657.