Mondoboia!

11 agosto 2012

Il sentiero dei nidi di ragno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pin va per i sentieri che girano intorno al torrente, posti scoscesi dove nessuno coltiva. Ci sono strade che lui solo conosce e che gli altri ragazzi si struggerebbero di sapere: un posto, c’è, dove fanno il nido i ragni, e solo Pin lo sa ed è l’unico in tutta la vallata, forse in tutta la regione: mai nessun ragazzo ha saputo di ragni che facciano il nido, tranne Pin.
Forse un giorno Pin troverà un amico, un vero amico, che capisca e che si possa capire, e allora a quello, solo a quello, mostrerà il posto delle tane dei ragni. È una scorciatoia sassosa che scende al torrente tra due pareti di terra ed erba. Lì, tra l’erba, i ragni fanno delle tane, dei tunnel tappezzati d’un cemento d’erba secca; ma la cosa meravigliosa è che le tane hanno una porticina, pure di quella poltiglia secca d’erba, una porticina tonda che si può aprire e chiudere.

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I tedeschi sono peggio delle guardie municipali. Con le guardie, se non altro, ci si poteva mettere a scherzare, dire: – Se mi lasciate libero vi faccio andare a letto gratis con mia sorella.
Invece i tedeschi non capiscono quello che si dice, i fascisti sono gente sconosciuta, gente che non sa nemmeno chi è la sorella di Pin. Sono due razze speciali: quanto i tedeschi sono rossicci, carnosi, imberbi, tanto i fascisti sono neri ossuti, con le facce bluastre e i baffi da topo.

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– A me m’hanno battuto, – dice Pin e mostra i segni. – Allora sei un politico, – fa Pietromagro. – Si, si. – dice Pin, – politico.
Pietromagro ci sta pensando su. – Sicuro, sicuro, politico. Già pensavo a vederti qui che tu avessi cominciato a razzolare nelle prigioni. Perché quando uno comincia una volta a finire in prigione, non ci si leva più, tante volte lo metteranno fuori tante volte tornerà a cascarci. Certo se sei politico è un altro conto. Vedi, se l’avessi saputo, da giovane mi sarei messo nei politici anch’io. Perché a fare i reati comuni non si risolve niente e chi ruba poco va in galera e chi ruba tanto ha le ville e i palazzi.

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È triste essere come lui, un bambino nel mondo dei grandi, sempre un bambino, trattato dai grandi come qualcosa di divertente e di noioso; e non poter usare quelle loro cose misteriose ed eccitanti, armi e donne, non potere far mai parte dei loro giochi.
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Pin è tutto contento. È davvero il Grande Amico, il Cugino. Il Cugino si rimette il mitra in ispalla e restituisce la pistola a Pin. Ora camminano per la campagna e Pin tiene la sua mano in quella soffice e calma del Cugino, in quella gran mano di pane.

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Italo Calvino pubblica nel 1947, all’età di 23 anni, Il sentiero dei nidi di ragno, il suo primo romanzo. Un momento decisivo per le sorti e l’avvenire di più di un popolo, fine della seconda guerra mondiale, lotta partigiana, raccontato dagli occhi del bambino Pin.

Nella edizione che ho ri-letto c’è un commento al libro dell’Autore scritto nel 1964. Molto ricco di spunti interessanti e utili all’intelligenza del romanzo. Il libro nasce dal confondersi della scuola del neo-realismo con il desiderio di esprimere un’esperienza forte, quella della guerra, un clima storico-sociale e una grande speranza che qualcosa stesse ricominciando. “Ci eravamo fatta una linea, ossia una specie di triangolo: I Malavoglia, Conversazione in Sicilia, Paesi tuoi; da cui partire, ognuno sulla base del proprio lessico locale e del proprio paesaggio. […] Avevo un paesaggio (la riviera di ponente, l’entroterra di San Remo ndr) Ma per poterlo rappresentare occorreva che esso diventasse secondario rispetto a qualcos’altro: a delle persone, a delle storie. La Resistenza rappresentò la fusione tra paesaggio e persone”.
La rappresentazione di questa “vita” porta Calvino a definire il suo libro neo-espressionista più che neo-realista.

C’è anche una citazione. L’incontro di Pin con Cugino ricalca l’incontro tra Carlino e Spaccafumo nelle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo.

Se devo annotare una stonatura la posso riferire senz’altro al capitolo in cui il commissario partigiano Kim riflette sulle ragioni della resistenza. Per il resto il libro è assolutamente vitale capace di far assaporare un clima storico oltre il lavoro degli storici. Come solo gli artisti sanno fare quando parlano di storia cercando umanità.

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È dopo aver letto questi post, specchi in negativo, rambaldo e terraluna, che mi è nato il desiderio di leggere-rileggere tutto Calvino. Sono partito dal primo romanzo e ora proseguo con gli altri consapevole che le buone letture aiutano a superare anche l’estate umida e fastidiosa della città. Quindi un grazie a Esercizidipensiero!

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