La risposta nel vento dov’è, dov’è?

22 dicembre 2014

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Non so chi sia preso la briga di scrivere questo “motto” tra via Mazzini e piazza Missori. A dire il vero un messaggio un po’ generico che però stride con un altro luogo comune, quello dell’essere più buoni, che il periodo impone.

Io nel mio piccolo non so più che pensare, ma aspetto con impazienza che la frenesia nevrotica di questi giorni passi velocemente.

Concludo con alcuni versi della Canzone per Sergio di Roberto Vecchioni che interrogano l’esistenza e il buon vecchio Bob Dylan:

si spezza la collana, le idee van giù;
stan rotolando un po’ di qua e di là;
e tutti a dirmi come raccoglierle,
non c’è nessuno qui che non lo sa;
non riesco a immaginarmi di vivere
illuminato dalla verità,
la risposta nel vento dov’è, dov’è?
Sarà la stessa per ognuno di noi?

La risposta nel vento dov’è, dov’é?

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Musica e parole

22 settembre 2014

E ti diranno parole rosse come il sangue,
nere come la notte;
ma non è vero, ragazzo,
che la ragione sta sempre col più forte
io conosco poeti
che spostano i fiumi con il pensiero,
e naviganti infiniti
che sanno parlare con il cielo.
Chiudi gli occhi, ragazzo,
e credi solo a quel che vedi dentro
stringi i pugni, ragazzo,
non lasciargliela vinta neanche un momento
copri l’amore, ragazzo,
ma non nasconderlo sotto il mantello
a volte passa qualcuno,
a volte c’è qualcuno che deve vederlo.

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Qualche sera fa siamo andati a vedere uno spettacolo di musica e parole che Roberto Vecchioni ha tenuto al teatro Carcano di Milano in occasione della rassegna MITO 2014.

Anche Vecchioni, come altri cantautori, mi ha accompagnato lungo molti anni.
La sua poetica è strettamente legata alle sue esperienze, che è come dire alle esperienze di tutti; il suo stile è spesso ermetico e a volte un incentivo aiuta a penetrarne il significato.
Per questo mi piace ascoltare i racconti di Vecchioni e sentire la storia e i motivi che si nascondono dietro la sua ispirazione; e questo vale per ogni ispirazione che si cela nelle creazioni artistiche e per racconti che ne fanno i relativi autori.
E anche se le opere vivono di vita propria conoscere i “retroscena”, ciò che sta “dietro” completa la mia comprensione e la mia soddisfazione.

Lo spettacolo è stato un conversare di Vecchioni stimolato dal giornalista Gabriele Ferraris e dalla voce recitante di Bruno Maria Ferraro attorno ai temi cari al cantante, che sono sullo sfondo delle sue canzoni.
L’amore, la sofferenza, l’umanesimo, la sua grande attenzione per i giovani, da buon insegnante, sono i temi che ha affrontato e che io amo in Vecchioni.

Il parlare è stato lo spunto per cantare poche canzoni accompagnato alla chitarra dal valente Massimo Germini.

Sogna, ragazzo sogna,
quando lei si volta,
quando lei non torna,
quando il solo passo
che fermava il cuore
non lo senti più
sogna, ragazzo, sogna,
passeranno i giorni,
passerrà l’amore,
passeran le notti,
finirà il dolore,
sarai sempre tu…

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Sogna, ragazzo sogna,
piccolo ragazzo
nella mia memoria,
tante volte tanti
dentro questa storia:
non vi conto più;
sogna, ragazzo, sogna,
ti ho lasciato un foglio
sulla scrivania,
manca solo un verso
a quella poesia,
puoi finirla tu.

In corsivo versi dalla canzone Sogna ragazzo sogna di Roberto Vecchioni

Uno spettacolo che ho goduto completamente.


Primitivi o inetti?

21 ottobre 2013

Son chì, son là che cunti nient
e che ghe vègna on accident
ai cervellon, ai lazzaron del parlament.
Son chì che gh’hoo duu oeugg de matt
e son finii a ciappà i ratt
me borlen giò anca i ball e i sentiment.

Mi voraria savè quèll’òstia,
quel gran figlio di una bèstia
che on bèll dì m’ha saraa sù l’Alfa Romeo.
Sarò anche il figlio di on terron
ma rièssi nò a vèss on coion
e intant me brusa el bus del cuu… e marameo.
(alcuni versi da Mond lader di Roberto Vecchioni)

Mi basta ricordare il roboante programma delle TRE I, impresa-inglese-informatica, di questa destra maldestra, o la velenosa campagna contro i fannulloni del pubblico impiego arrogantemente portata aventi dal mancato premio nobel Brunetta, per commentare la notizia che all’Asl di Caserta sono stati pagati ai medici di famiglia circa 6000 pazienti che per varie ragioni non dovevano assistere, per un danno calcolato dalla guardia di finanza di 1.500.000 euro (la notizia su Repubblica e sul Corriere).
***
A meno che in certi uffici pubblici “grigi impiegati” non compilino polverosi registri con pennino e inchiostro, visiera e relativi manicotti alla camicia per non sporcarsi, la risoluzione di questi problemi sarebbe questione di niente se affidata ad un ragazzino sui 15 anni che magari ti fa anche un app con cui ti compare in tempo reale ciò che non va.
In casi come questo basterebbe incrociare le informazioni degli archivi di quegli uffici che erogano servizi e prestazioni con l’anagrafe dei relativi comuni utilizzando un semplice programma informatico per avere automaticamente tutto ciò che serve per evitare sprechi e truffe.
E questo genere di situazione è molto diffusa nel Paese, basta leggere la cronaca.
Questa incredibile inefficienza è anche il risultato dell’inettitudine di una classe di dirigenti, pubblica ma anche privata, ormai da troppi anni selezionata per appartenenza più che per competenza.
Non ce la possiamo cavare.
***
C’è un interessante libro di Nunzia Penelope, Ricchi e poveri, che ben racconta le dinamiche della distribuzione della ricchezza.
In Italia il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza, il restante 90% si divide l’altro 50%.
Penso che a livello mondiale sia in atto una imponente lotta di classe da parte della ricchezza che si rifà sempre più sui paesi del sud o diversamente marginali, sulle persone “diverse”, su quelle più indifese.
Il fallimento di questo nostro Paese è aggravato dal fallimento della politica della destra che è un fallimento soprattutto culturale.
Cos’è rimasto alla fine delle “tre i”?
L’impresa è fallita, l’informatica complica invece che semplificare, l’inglese è prerogativa di pochi.
E nell’imitazione becera di alcune posizione della destra sta anche il fallimento della sinistra.
Oltre il danno anche la beffa!

***
Per me tra primitivismo e inettitudine prevale la seconda.
Sempre che non ci sia dolo.
La canzone di Vecchioni descrive piuttosto bene il mio stato d’animo.
Ahimè!