Città vecchia

5 gennaio 2012

Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, I’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli uomini sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

Umberto Saba (1883- 1957)

Il luogo è Trieste “gran porto di mare”. La lirica esprime i sentimenti intimi di Saba, il suo bisogno di cogliere dentro la sua città un senso spirituale anche nelle cose, nelle azioni e nelle persone dei livelli sociali più bassi e, da qualcuno disprezzati, della società. “L’infinito nell’umiltà” intesa nel senso latino (humilis) come ciò che è vicino alla terra; dove l’umanità è “il detrito di un gran porto di mare”. Si coglie una forza vitale, una energia spirituale, una sorta di panteismo, in ogni situazione descritta nella poesia.

Altra città di mare, Genova, altro “gran porto”, altre oscure vie, analoghe situazioni umane, sono state rappresentate con profondità da Fabrizio De Andrè.
Tra le varie canzoni ambientate a Genova “La città vecchia” si richiama direttamente alla poesia di Saba; nel titolo e nell’attenzione all’energia vitale che percorre l’esistenza degli umili.

 

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